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Home » Politica » Capitale della Cultura 2025, il M5S: “Solo sprechi, zero visione”

Capitale della Cultura 2025, il M5S: “Solo sprechi, zero visione”

10 Gennaio 2026
in Politica, Agrigento2025, Cultura, top3
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Agrigento Capitale della Cultura 2025: l’occasione mancata

È un atto d’accusa politico, messo nero su bianco. Con la chiusura ufficiale di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, arriva una presa di posizione durissima del Movimento 5 Stelle, che parla senza mezzi termini di occasione storica sprecata, tra ritardi, sprechi di denaro pubblico e fallimenti amministrativi.

È una presa di posizione politica durissima quella contenuta nel comunicato diffuso dal Movimento 5 Stelle, firmato da Gino Buscemi, che traccia un bilancio impietoso di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, definita senza mezzi termini un’occasione storica sprecata tra ritardi, sprechi di denaro pubblico e fallimenti amministrativi.

Secondo Buscemi, l’evento che avrebbe dovuto trasformare la città, migliorarne i servizi e proiettarla nel futuro non ha prodotto alcun beneficio strutturale, lasciando invece in eredità degrado urbano e imbarazzo nazionale. Una vetrina annunciata come svolta epocale che, nei fatti, si è rivelata un contenitore privo di visione e programmazione.

Il quadro urbano, si legge nella nota, parla da sé: strade dissestate, marciapiedi impraticabili, trasporti pubblici inefficienti, scarsa pulizia e illuminazione carente. Nulla è cambiato. In molti casi, la situazione è persino peggiorata.

Tra gli esempi citati nel comunicato, il Teatro Pirandello, sede dell’inaugurazione alla presenza del Presidente della Repubblica, che presentava gravi infiltrazioni dal tetto. E ancora il bitumaggio “d’urgenza” delle strade attraversate dal corteo presidenziale, costato 600 mila euro, con tombini coperti e successivamente individuati con il metal detector: un intervento definito mal eseguito e di breve durata. A questo si aggiunge la mancata acquisizione di sponsorizzazioni private, conseguenza – secondo il M5S – di una programmazione confusa, con il cartellone reso noto a manifestazione già iniziata, nel gennaio 2025.

Pesantissimo il capitolo dei costi. La Festa del Mandorlo in Fiore 2025 è arrivata a circa 700 mila euro, contro i 385 mila del 2023. Il concerto de Il Volo è costato 1,2 milioni di euro di fondi pubblici, a fronte di enormi introiti pubblicitari per Mediaset senza investimenti dell’emittente. Il video mapping in piazza Marconi è costato 150 mila euro, segnato anche dalla comparsa di simboli nazisti. La Silent Room, struttura in legno da 158 mila euro, installata a luglio e smontata a metà settembre, risultava già danneggiata dalle intemperie. Il “Pinocchio” in Tetrapack è costato 70 mila euro. Il concerto diretto dal Riccardo Muti è arrivato a 650 mila euro, contro i 100 mila spesi per lo stesso evento a Lampedusa. Il Capodanno con Noemi è costato 256 mila euro, contro i 62.200 euro spesi dal Comune di Sciacca per il medesimo concerto.

Alle spese faraoniche, denuncia Buscemi, non è seguito alcun investimento strutturale. Non sono state cantierate né definite le opere per il miglioramento delle infrastrutture, della logistica e della ricettività, nonostante fosse uno degli obiettivi dichiarati del programma. Non a caso, diverse anomalie risultano oggi all’attenzione della Corte dei Conti, che con deliberazione n. 218/2025/GEST ha evidenziato gravi criticità, rimaste senza risposte pubbliche.

Nel comunicato, il rappresentante del M5S richiama infine ulteriori responsabilità politiche: la perdita di 60 milioni di euro di fondi europei FESR, la mancata richiesta di 5 milioni di euro al Ministero dell’Interno per la messa in sicurezza di strade ed edifici scolastici, e la gestione discussa di vicende come quella dei SUV e della Villa del Sole.

«I cittadini meritano trasparenza, risposte e assunzione di responsabilità», conclude Buscemi. Per il Movimento 5 Stelle, Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025 non è stata una svolta, ma l’ennesima occasione buttata. E la responsabilità, politica e amministrativa, non può più essere elusa.

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