Bando periferie: sindaci si incontrano a Palermo: la relazione di Firetto

I sindaci provano a convincere il governo a cambiare idea sul bando periferie. Dopo il decreto milleproroghe che ha fatto saltare le risorse tra gran parte dei progetti, nella giornata di domani una delegazione di sindaci incontrerà la stampa, a Palermo, per un raduto organizzato da Anci nazionale e da Anci Sicilia. Prevista anche la partecipazione di alcuni sindaci (di Matera e Benevento). Il segretario generale di Anci Sicilia, Mario Alvano, commenta: «Alcuni Comuni avevano tarato alcune scelte e interventi legati a un particolare momento come Palermo, con Manifesta, dopo il 2018 avrà un senso riproporle?». Gli enti locali siciliani per presentare la parte relativa alla progettazione e partecipare al bando avevano prodotto un grosso sforzo: «Alcuni progetti sono delle città metropolitane che si erano dentro tanti piccoli Comuni. Si parla – chiarisce – di 117 Comuni e, con la parte di cofinanziamento di oltre 500 milioni di euro coinvolti nella vicenda».

QUI DI SEGUITO LA RELAZIONE DEL SINDACO CALOGERO FIRETTO.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è impegnato ad avviare un percorso per giungere alla migliore soluzione e nei tempi più rapidi  così da offrire ai Comuni la possibilità di recuperare la realizzabilità dei progetti esecutivi e cantierabili, già ammessi al finanziamento previsto dal cosiddetto Bando periferie. Come ha sottolineato lo stesso Presidente, le amministrazioni comunali dovranno essere messe nelle condizioni di garantire ai cittadini servizi e investimenti.

Il Governo, ancor più oggi, nell’ambito del dibattito aperto nel Paese sul DEF, ha inteso ribadire la necessità di stimolare gli investimenti per favorire la crescita. L’ha già sostenuto con le Società partecipate statali, con l’intento di stimolare investimenti aggiuntivi da parte dei privati per dare lavoro e  ossigeno all’economia del Paese, certezze alle famiglie, speranza a chi è in cerca di occupazione. Sbloccando i fondi che erano stati stanziati, può farlo da subito anche con i Comuni, poiché sono pronti ad avviare gli appalti e dare il via a tutte le iniziative private che sono connesse al Bando periferie.

Sono investimenti con effetti nel lungo termine, che guardano a uno sviluppo sostenibile, che migliorano la qualità della vita dei cittadini e che creano opportunità di impresa e occupazione.

Agrigento, il Mezzogiorno, il Paese non possono attendere il 2020, peraltro senza neanche  l’ombra di una previsione finanziaria che certifichi la riserva di decine di milioni di euro.

Agrigento, in particolare, non può attendere. Con l’audacia necessaria a contrastare le resistenze di un gattopardesco immobilismo e di un’ingessata burocrazia, la città ha intrapreso la strada della concertazione cogliendo come viatico il traguardo condiviso delle Celebrazioni dei suoi 2600 anni di Storia dalla fondazione di Akràgas. Non un punto di arrivo, ma un’opportunità per un’inversione di  tendenza teso a rafforzare il processo di riscatto e a potenziare l’offerta culturale, attraverso una dimensione partecipativa e di co-progettazione. La Città dei Templi in quest’ottica ha partecipato al bando per Capitale Italiana della Cultura 2020, candidandosi quale modello per il Sud e per l’Italia e collocandosi tra le dieci finaliste. Attivato l’intero processo di rete di programmi e di investimenti per le monumentali Celebrazioni, la città ha ritenuto necessario avviare sin dal 2015 un contestuale programma di riqualificazione e rigenerazione urbana, in grado di assorbire in termini di servizi, di mobilità, di recupero e di start up d’impresa le esigenze di un territorio che dovrà essere capace di accogliere centinaia di migliaia di visitatori nel corso dell’anno 2020 e di generare flussi turistici per gli anni a venire, oltreché assicurare ai residenti migliore qualità di vita. È stato un processo di programmazione che non ha precedenti in città in termini di entusiasmo e di partecipazione che ha prodotto effetti socio-culturali non indifferenti per quest’area della Sicilia, condizionata fortemente da anni di arretratezza e di generale sfiducia nel futuro.

Il Bando periferie è stato il cardine attorno a cui enti, istituzioni, associazioni, ordini professionali, università, imprenditori, giovani e volontari hanno ripensato intere aree abbandonate della città:  interventi di sicurezza sociale, di recupero urbanistico, architettonico, di interconnessione modale, mobilità dolce e servizi sharing: una visione condivisa e partecipata del recupero delle aree più abbandonate e degradate per complessivi 33 milioni di euro.

Agrigento ha compiuto negli ultimi due anni questo generoso passo, superando distonie e discrasie come non era mai accaduto. Neanche in occasione della famigerata legge 70 del 1976 per Agrigento che aveva destinato 25 miliardi di lire. Allora, l’amministrazione non fu in grado di produrre una sola idea progettuale e perse tutto. Con il Bando per le periferie l’esperienza della partecipazione sembra destinata ad allontanare per sempre le ombre del passato e ad eliminare certi pregiudizi che ancor oggi gravano sul Mezzogiorno.

Il centro storico, la nostra periferia, è pronta a risorgere e a difendere quanto di virtuoso fin qui è stato prodotto. Dalla frana del 1966, Girgenti, ovvero la parte alta della città antica, paga il costo di decenni di abbandono, di crolli, di ghettizzazione, di progressivo spopolamento e di chiusura di attività commerciali e di artigianato. Da qualche anno la città ha mostrato di essere pronta a scommettere nella rinascita del centro storico e sono sorti alcuni b&b, punti di ritrovo e di ristorazione, servizi turistici, attività culturali.

Il Bando periferie significa dare linfa e supporto a questo coraggioso avvio. È il più grande sforzo che Agrigento abbia compiuto in tanti anni. Per la città significa abbandonare ogni fatalismo, vincere la tendenza all’isolamento e alla perenne attesa. Significa soprattutto mostrare la voglia di tanti cittadini di investire sui giovani, sull’ospitalità turistica, sull’accoglienza. Prima ancora di essere un programma di investimenti per una Agrigento sostenibile e smart, è un’esperienza culturale e civica profonda, che non merita di essere vanificata.

Agrigento nel 2020 intende festeggiare i suoi 2.600 anni nel modo migliore, con la fiducia necessaria e con un sistema di servizi e di imprese, con l’inestimabile eredità materiale e immateriale della sua storia. Girgenti ha urgenza di recuperare un gap storico con la Valle dei Templi e con quei valori universalmente riconosciuti e sentiti quali elementi fondanti dell’identità nazionale.