Attenzione particolare sui Diaconi anche nell’agrigentino

Un’attenzione che si avverte sui social, in conseguenza  della nomina come Parroco di un Diacono permanente uxorato nella diocesi di Roma

Diversi riscontri ha già registrato sul social più popolare questa  notizia che anche noi non abbiamo mancato di dare  su questa nostra testata giornalistica online, condividendola su facebook, dove è stata colta la forte novità della decisione in Italia, …ed  ai tanti likes, si sono  aggiunti anche diversi commenti e valutazioni positive.

Ricordiamo che si tratta della nomina come Parroco della Parrocchia S. Stanislao a Cinecittà di Andrea Sartori,  diacono permanente sposato, con moglie e figli.

Facile notare che proprio in tanti si  compiacciono per la coraggiosa innovazione pastorale, decisa da Papa Francesco, mettendo anche in evidenza alcuni possibili vantaggi in campo pastorale sulla sfida oggi  più importante. Che  non è quella della sacramentalizzazione, ma quella dell’evangelizzazione o della nuova evangelizzazione, dato che anche nel recente passato più frequentemente ci si è concentrati, dopo una preparazione sommaria, sull’amministrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, prima Comunione e Cresima. Dimenticando un po’ –  (o forse meglio, più che un po’, in pratica riducendo ai minimi termini ) –  il mandato di Gesù di predicare anzitutto e poi battezzare, come dire che l’evangelizzazione deve precedere l’amministrazione dei sacramenti.

Nell’attuale contesto socio-culturale-religioso, la mancanza di una efficace ed incisiva evangelizzazione, ha indotto  non pochi credenti   ad accogliere, più o meno consapevolmente,  una  visione quasi magica dei sacramenti.

Allora, nella doverosa  riscoperta dell’evangelizzazione, anche  la nomina di un Diacono sposato come Parroco, viene vista positivamente non solo per l’evangelizzazione in generale, ma soprattutto per l’evangelizzazione delle famiglie.

D’altra parte c’è da considerare  che il diacono sposato nel suo impegno pastorale è accompagnato dalla moglie, la quale  a suo tempo, secondo le norme, ha dato   il suo consenso  perché il marito potesse seguire la sua nuova vocazione con la necessaria preparazione  e quindi  con la ricezione del primo gradino del sacramento dell’Ordine Sacro.

La nostra diocesi agrigentina ha 39 diaconi, buona parte dei quali però, presta un servizio assai limitato, o per motivi di salute o di età avanzata, perché ultra settantacinquenni; in pratica, sono  meno di venti quelli che esercitano effettivamente il servizio diaconale, per incarico specifico dell’arcivescovo, anche in un Comune diverso da  quello di residenza.

Non si può dimenticare un Corso di aggiornamento di tutto il Clero agrigentino, presbiteri e diaconi,  di qualche lustro fa, proprio sul tema del diaconato. Tante le  idee che sono state dibattute, approfondite e  largamente condivise. Pare  però – con tutta  franchezza – che sostanzialmente, in generale, come per  altre intuizioni  pastorali,  che tutto sia rimasto solo nell’aria e magari solo scritto negli atti ufficiali, senza alcuna rilevante conseguenza pratica.

Forse  sarebbe il caso di riprendere almeno alcune di quelle proposte, misurarsi con impegno sulle difficoltà ed evitare così la possibile estinzione del diaconato pemanente in terra agrigentina.

In quel Corso si rilanciava  una nuova visione del diaconato permanente, celibe o uxorato. Si diceva che il diacono non può, né deve essere considerato un mezzo-prete, un vice parroco, peggio ancora il “cavalier servente” del parroco, né un sacrista di rango, d’eccellenza o qualcosa del genere,… ma un vero evangelizzatore, con una specifica vocazione di servizio nei settori più importanti e delicati della pastorale. Cioè l’evangelizzazione ed il servizio ai poveri, anziani, ammalati e comunque alla fasce sociali deboli, materialmente e spiritualmente. Addirittura si diceva con forza  che al diacono, la domenica  basta solo la partecipazione ad una Messa e poi il dovere della  Liturgia-Parola della “strada, evangelizzando con la testimonianza concreta ed il servizio al prossimo.

Davvero affascinante questa idea della Liturgia della strada !

E tutto questo – si diceva – deve avvenire  in una visione di Chiesa più aderente alla teologia del Vaticano II, che – come è noto –  ha rovesciato la tradizionale visione piramidale della Chiesa, per privilegiare quella circolare, in cui al centro c’è CRISTO servo, venuto per servire.

Diego Acquisto