Associazione Onlus “Vita nuova”: convegno sul contrasto e la prevenzione della violenza

Si è svolto il 28 Giugno 2017 presso la Torre Carlo V di Porto Empedocle il convegno sul contrasto e la prevenzione della violenza di genere tenuto dall’Associazione Onlus “Vita nuova” di Liliana Militello che gestisce i Centri Antiviolenza, “Gloria” in Favara e “Castrofilippo” in Castrofilippo, e più case rifugio ad indirizzo segreto presenti nell’agrigentino. Alla brillante ed attesissima realizzazione hanno, altresì, contribuito L’Associazione MARITERRA, l’Associazione ad Maiora , l’Azione Cattolica Italiana, il Comune di Porto Empedocle e la Parrocchia Maria S.S. del Carmelo. Era inoltre presente l’associazione Oltre Vigata. E’ stata coinvolta tutta la popolazione. In particolare sono intervenuti: La Sindaca del comune di Porto EmpedocIe Ida Carmina l’ Assessore Stefania La Porta , la Capitaneria di Porto e la scrittrice Mariuccia La Manna attraverso la lettura del suo libro “Una sola vita” Ed Bonfirriato. L’incontro ha evidenziato l’importanza che rivestono i Centri Antiviolenza e la Casa Rifugio nella società ed in che modo le donne vittime di violenza ed i minori trovano giovamento da essi. La presidente Militello Liliana da oltre 10 anni si spende per la lotta contro la violenza di genere. “Durante questi anni in qualsiasi momento del giorno e della notte – dichiara- mi sono arrivate tantissime chiamate per andare a prendere le donne vittime di violenza di altre province ed ospitarle presso le mie case rifugio. Sembra un copione. A seguito di ogni chiamata, immediatamente, mi organizzo e faccio ore ed ore di strada con il mio pulmino. L’emergenza del caso fa si che io inizialmente non sappia nulla di queste donne se non che siano delle vittime di violenza che a causa del loro aggressore presentano gravi lesioni quali ad esempio mandibola e setto nasale rotto, pelle strappata a morsi ecc.e che quindi necessitano del mio aiuto. E’ più semplice aiutarle quando ancora si trovano presso il Comando dei Carabinieri o il Commissariato di Polizia. Infatti, soprattutto quando dopo la denuncia si recano a casa di amiche, mi capita di fare delle corse insieme alla donna ed ai suoi figli per raggiungere il mio pulmino e fuggire perché l’uomo si trova fuori ad aspettare ancora imperterrito. Loro non sanno chi sia io ed io non so chi siano loro. Sono addolorate- continua- perché lasciano la loro casa, il loro paese però sollevate perché stavano per perdere la propria vita. Quando arrivano presso la casa rifugio sono disorientate e diffidenti. Pian piano iniziano a conoscere me e la mia equipe ed a fidarsi. Attraverso un percorso psicologico e sociale che le aiuta a prendere consapevolezza delle proprie capacità, iniziano a capire che non è vero che sono delle cattive madri e delle donne inutili come invece gli ha fatto sempre credere per tanti anni il coniuge maltrattante. Iniziano di nuovo a sentirsi donne e soprattutto a fare le madri. Con i centri antiviolenza, invece, diano gratuitamente consulenza legale, sociale e psicologica sia alle donne vittime di violenza del territorio che vanno a denunciare il maltrattante e che poi chiedono di nascondersi presso una casa di rifugio che sicuramente sarà lontana dall’agrigentino- in questo caso come presidente e responsabile dei centri antiviolenza metto in contatto la donna con le presidenti di altre case rifugio ad indirizzo segreto- sia a quelle che possono invece gestire la situazione anche tornando presso la propria abitazione casa”. “Anche i minori seguono un percorso rieducativo- afferma l’educatrice Laura Costa che opera all’interno della casa rifugio- abbiamo riscontrato spesso che alcuni bambini arrivati presso la casa rifugio sono adultizzati nel senso che rimproverano la madre, che pettinano i suoi capelli che si prendono cura di lei. C’è uno scambio dei ruoli. Ma capita anche di ospitare dei bambini sporchi, trascurati che trovano naturale mangiare con le mani. “Nonostante la violenza di genere è un fenomeno assai antico sono ancora presenti nella società odierna gli stereotipi di genere ed atteggiamenti tolleranti alla violenza di genere” -asserisce la pedagogista Elide Patti che ha svolto una ricerca quantitativa sulla violenza di genere presso le scuole superiori presenti in Agrigento. Esistono diverse forme di violenze chiarisce la psicologa Catia Consiglio.” Infatti- precisa- accanto alla violenza fisica che è quella più evidente vi sono la violenza sessuale, la violenza psicologica e la violenza economica”. “ Secondo la l. 119 del 2013 le autorità ed i presidi sanitari che ricevono dalle vittime di violenza notizie di reato hanno l’obbligo di fornire alle vittime le informazioni relative ai centri antivolenza presenti sul territorio e di metterle in contatto con questi centri qualora ne facciano richiesta. Questo perché autorità, servizi sociali e centri antiviolenza possano con sinergia intervenire immediatamente e dare maggiore supporto alle donne vittime ed anche ai figli minori che assistono alla violenza – afferma l’Avv. Valentina Fiorilli.