Anfore e ancore: piccoli tesori scoperti nei fondali di Licata

Le operazioni, condotte dalla Soprintendenza del Mare e dal Gruppo archeologico «Finziade», hanno portato alla luce materiale ceramico, colli d’anfora e due elementi plumbei costituenti probabilmente un ceppo d’ancora del tipo mobile spezzato in due parti; i reperti si trovavano a profondità variabili tra i 5 e i 12 metri.

Si è conclusa la campagna di ricerche e scavi sulla secca della Poliscia, a Licata, località presso la quale in passato si sono verificati altri rinvenimenti e recuperi. Il sito è stato scelto come area per la realizzazione di un saggio di scavo in funzione del recente rinvenimento di elementi lapidei e plumbei e di materiale anforaceo frammentario ed eterogeneo sparso. Le operazioni, condotte dalla Soprintendenza del Mare e dal Gruppo archeologico Finziade, hanno portato alla luce materiale ceramico, colli d’anfora e due elementi plumbei costituenti probabilmente un ceppo d’ancora del tipo mobile spezzato in due parti; i reperti si trovavano a profondità variabili tra i 5 e i 12 metri. Gli elementi ritrovati rappresentano un forte indizio che l’area oggetto di indagine potrebbe essere stata oggetto in passato di numerosi naufragi o, comunque, di gravi collisioni sulla secca ad opera delle navi commerciali che transitavano sulle consolidate rotte provenienti dall’Africa e dal Vicino Oriente antico di cui abbiamo, peraltro, numerose testimonianze.
L’area è stata indagata dal 17 al 23 luglio da un team di subacquei che hanno effettuato il posizionamento topografico dei reperti e il successivo recupero nonchè le indagini sull’area del probabile relitto. Le prospezioni proseguiranno nei prossimi mesi al fine di completare la mappatura di un tratto di costa molto interessante dal punto di vista archeologico e che sicuramente fornirà ulteriori risultati per completare il quadro storico”.