Ancora un passo avanti sulla canonizzazione del giudice Livatino

CURIA di AGRIGENTO – In margine alla conferenza stampa sul processo diocesano di canonizzazione del “servo di Dio”giudice Rosario Angelo Livatino.

Sicuramente un passo avanti. Perché è stata fissata al 3 ottobre p.v, nella Chiesa di S. Alfonso di via Duomo, la data  dell’ultima sessione del processo diocesano; dopo di che, tutta la documentazione raccolta in sette anni di lavoro, …testimonianze, documenti e giudizi vari, materiale raccolto  e trascritto con scrupolosa attenzione e cura, … tutto sarà trasmesso a Roma, al competente dicastero vaticano, dall’arcivescovo-metropolita card. don Franco Montenegro.

Questo in estrema sintesi l’importante messaggio di oggi da parte della Curia agrigentina, con don Lillo Argento, giudice delegato,  che, con la riservatezza e sobrietà che la materia richiede, si è limitato a dire che, –  a quanto pare da tutto il materiale raccolto nel processo diocesano “non verrà fuori un giudizio sulla persona” , anche se ha aggiunto   “l’interesse primario” del magistrato Rosario Angelo Livatino, barbaramente assassinato dalla mafia agrigentina all’età di 38 anni, il 21 settembre 1990  “è stato quello di seguire la giustizia ed amministrarla alla luce del Vangelo”.  Un giudizio più  esplicito ci è parso, – sempre da quello che riferiscono le cronache – quello del  Cardinale don Franco che ha detto “Se ha vissuto la sua professione in maniera così egregia è perché ha creduto in ciò che faceva. Livatino è un uomo che ha vissuto la sua vita, e la santità  è proprio questa, una vita buona vissuta con la luce di Dio”.

Giudizi che chiaramente sono sommamente positivi, ma è bene sottolineare – “ nulla di più”.

E questo è bene precisarlo per evitare conclusioni affrettate, dato che in questo campo davvero le vie di Dio sono misteriose. E davvero, proprio  in questo campo risultano apprezzabili le parole sagge che le cronache riferiscono,  proferite  dall’Associazione canicattinese “Amici del giudice Rosario Angelo Livatino” che a commento di tutto dicono: “Siamo fiduciosi nei tempi della chiesa“.

Ed i tempi della Chiesa, se consideriamo quello che avviene per tanti Santi, sono davvero misteriosi, intrecciandosi questo tipo di lavoro scrupoloso con i piani imperscrutabili di Dio.

E’  sotto gli occhi di tutti, per esempio, che a Canicattì – la stessa città dove è nato e vissuto il giudice Livatino – resta sempre viva l’attesa per la beatificazione di  P. Gioacchino La Lomia, la cui venerazione è diffusa e nota, a partire subito ed  ininterrottamente dall’anno della sua morte, avvenuta  il 30 luglio del 1905 .

E solo ancora  per fare  un altro esempio,  molto significativo !… e sapere, quindi, eventualmente, con  molta probabilità,  anche attendere.Ricordiamo che per S. Rita da Cascia, morta il 22 maggio 1457,  se tra i concittadini la venerazione diffusa, anzi molto diffusa,  è stata rapida,… non altrettanto facile e rapido è stato il cammino di  proclamazione ufficiale della sua santità da parte dell’autorità della Chiesa, che l’ha proclamata beata nel 1628 e santa nel 1900.  Il che è quanto dire !

Pur senza volere assolutamente ipotizzare alcuna ombra di dubbio, già  nel settembre 2012, all’inizio del processo diocesano che adesso si conclude, l’allora vicario per la pastorale , adesso rettore del Seminario, Don Baldo Reina, teneva a precisare, con la chiarezza e l’incisiva precisione che lo contraddistinguono, che “Non basta essere uccisi dalla mafia per essere riconosciuti santi !”.

Come dire adesso che, trasmessa a Roma tutta al documentazione, bisogna attendere con la dovuta pazienza, e pregare perché si realizzi il piano di Dio, che deve  illuminare con la sua luce gli organismi preposti  nella valutazione di tutto, compresi i fatti di grazia richiesti, in cui nell’impossibilità di una spiegazione  razionale ed umana, con tutti i mezzi della scienza di oggi,  deve essere chiaro l’intervento dall’Alto.

Diego Acquisto

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