AgrigentoOggi
  • 🗳️ Città al voto
  • Editoriali
  • Valle dei Templi
  • Turismo
  • Scuola
  • Cinema
  • Cultura
  • Calcio
No Result
View All Result
  • 🗳️ Città al voto
  • Editoriali
  • Valle dei Templi
  • Turismo
  • Scuola
  • Cinema
  • Cultura
  • Calcio
No Result
View All Result
AgrigentoOggi
No Result
View All Result

Home » top2 » Agrigento, Cimino: «Basta parlare, la politica impari ad ascoltare»

Agrigento, Cimino: «Basta parlare, la politica impari ad ascoltare»

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
22 Agosto 2026
in top2, Editoriali
Share on FacebookShare on Twitter

Agrigento, Cimino: «Basta parlare di idee, servono progetti. La politica impari ad ascoltare»

Dal centro storico al fronte mare di San Leone, dalla burocrazia alla viabilità interna, fino all’aeroporto. Il presidente dell’Ordine degli Architetti Alfonso Cimino indica le priorità per il futuro della città: «Stiamo perdendo troppo tempo. Sediamoci attorno a un tavolo e iniziamo a pensare ai progetti da realizzare».

AGRIGENTO – Non servono altre idee. Servono progetti, tempi certi e soprattutto la capacità della politica di ascoltare chi il territorio lo conosce, ci lavora e ha scelto di investirci. È uno dei messaggi più netti lanciati da Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Agrigento, nel corso di una lunga intervista ad AgrigentoOggi.

Una conversazione realizzata nel cuore del centro storico, ai piedi della Cattedrale di San Gerlando, che inevitabilmente parte proprio dalla città antica per allargarsi alle grandi questioni urbanistiche di Agrigento: quartieri satelliti, burocrazia, Pug, San Leone, fronte mare, infrastrutture e collegamenti.

«Agrigento soffre il suo decentramento»

Cimino parte dalla conformazione assunta dalla città soprattutto dopo la frana del 1966.

«Nell’espansione di Agrigento abbiamo creato dei quartieri satelliti che oggi poco si legano con la città. Soffriamo molto di questo decentramento, che è fisico e che dobbiamo eliminare attraverso fatti concreti: progetti di viabilità interna, parchi e collegamenti».

Una frammentazione che, secondo il presidente degli Architetti, è figlia dell’assenza di una visione urbanistica sufficientemente lungimirante.

Scuole, università, tribunale e ospedale sono stati progressivamente collocati lontano dal cuore della città. E a pagarne maggiormente le conseguenze è stato proprio il centro storico, progressivamente spopolato.

«Basta parlare, trasformiamo le idee in progetti»

Il punto sul quale Cimino insiste è la necessità di passare dalla discussione alla progettazione.

«Come Ordine degli Architetti abbiamo sempre stimolato le amministrazioni, ma dobbiamo iniziare a parlare di progetti e di fatti. Della valenza storica, architettonica e paesaggistica di Agrigento abbiamo parlato tantissimo. Le idee ci sono già».

Tra le priorità indica il collegamento tra centro storico, Valle dei Templi e fronte mare, attraverso percorsi pedonali, parchi e una nuova viabilità interna.

Per Cimino bisogna smettere di considerare la Valle dei Templi come qualcosa di separato dalla città: «La Valle dei Templi è Agrigento».

Centro storico: «Non basta ristrutturare le case»

Il recupero del centro storico, secondo Cimino, non può limitarsi agli interventi sui singoli immobili.

«Se non creiamo servizi, se non rifacciamo cortili, piazze, strade e illuminazione, ristrutturare un’abitazione da solo non basta».

Servirebbe anche una politica economica capace di incentivare chi decide di investire nella parte antica della città, intervenendo sulla fiscalità locale e creando condizioni favorevoli all’insediamento di nuove attività.

C’è poi il grande tema della pianificazione urbanistica. Cimino ricorda le direttive approvate anni fa per quello che oggi è il Pug e chiede alla nuova amministrazione di riaprire il confronto.

Uno strumento di pianificazione, sostiene, consentirebbe anche di applicare un principio fondamentale: consumo di suolo zero.

«Significa riutilizzare gli immobili che già esistono. Il nostro centro storico è pieno di edifici abbandonati che rischiano di cadere».

Piazza Don Minzoni e via Atenea

Il luogo scelto per l’intervista diventa esso stesso esempio delle contraddizioni della città.

Davanti alla Cattedrale, Cimino indica piazza Don Minzoni: «È impossibile che la piazza della Cattedrale sia ancora piena di macchine».

Ricorda l’esistenza di un progetto di Ztl e chiede perché non venga ripreso, conciliando naturalmente le esigenze di chi abita nel quartiere con la necessità di restituire dignità a uno dei luoghi più importanti della città.

Stesso ragionamento per via Atenea.

«La pavimentazione deve essere ripensata. Quei piccoli marciapiedi non vanno bene. Ho visto tantissime persone cadere e quando piove si allaga tutto».

La proposta è quella di pensare a un unico manto e a una Ztl diversa da quella attuale, inserendo l’intervento in una progettazione complessiva del centro storico.

Cimino propone inoltre una mappatura di cortili e piazze, con piccoli interventi coordinati da una visione progettuale unica: recuperare gli spazi pubblici, sostiene, significa anche aumentare il valore degli immobili circostanti e incentivare i privati a investire.

Burocrazia: «Non è fatta soltanto dalle norme, ma dagli uomini»

Uno dei passaggi più duri riguarda la burocrazia.

Per Cimino il problema non può essere attribuito esclusivamente alle norme.

«La burocrazia nel nostro campo è fatta dagli uomini. Quando c’è una buona politica deve essere capace di guardare ai tempi della burocrazia, dettare quei tempi e raggiungere gli obiettivi».

Il presidente dell’Ordine denuncia inoltre le difficoltà degli uffici pubblici e, in particolare, la carenza di personale tecnico alla Soprintendenza.

«Abbiamo scritto all’assessore regionale ai Beni culturali chiedendo un incontro urgente. Mancano professionalità e architetti che possano portare avanti quella funzione di tutela affidata alla Soprintendenza».

«Stiamo perdendo troppo tempo»

Ma ad Agrigento manca il coraggio di osare?

Cimino sposta leggermente il punto della questione.

«Forse ci siamo accontentati di quello che abbiamo e di come viviamo. Oggi stiamo perdendo tantissimo tempo e continuiamo a perderlo».

Il problema, sostiene, non è più trovare nuove idee.

«Le idee esistono già e le conosciamo tutti. Devono essere trasformate in progetti, strumenti urbanistici e piani triennali delle opere pubbliche».

Da qui il richiamo all’Urban Center, che Cimino definisce un luogo di democrazia nel quale dovrebbero incontrarsi commercianti, artigiani, professionisti, imprenditori, ordini professionali, amministratori e politica.

San Leone, «riprendiamo il vecchio concorso di idee»

Altro grande capitolo è il fronte mare di San Leone.

Per Cimino il quartiere non può più essere considerato soltanto una località balneare: è abitato durante tutto l’anno e nei mesi estivi vede moltiplicarsi enormemente le presenze, mentre il suo lungomare è rimasto sostanzialmente immutato.

La proposta è concreta: recuperare il vecchio concorso di idee sul fronte mare promosso anni fa dall’allora Provincia regionale.

«Riprendiamolo. Trasformiamolo in un concorso di progettazione oppure ripartiamo da chi vinse allora, perché la tematica non è cambiata».

Sul tavolo mette anche il porticciolo, l’erosione costiera e la necessità di programmare gli interventi prima che i problemi si presentino.

«Non possiamo parlare di San Leone quando l’estate è già finita o sta finendo e di erosione quando l’erosione c’è già stata. Il calendario deve essere dettato dalle amministrazioni attraverso i propri programmi».

«Non ho ancora compreso quali siano i progetti futuri per questa città»

Ed è proprio parlando di programmazione che arriva uno dei passaggi politicamente più significativi dell’intervista.

«Forse per mia noncuranza o per mia mancata lettura, e me ne assumo la responsabilità, ma ad oggi non ho compreso quali siano i progetti futuri per questa città».

Cimino chiede che questi progetti vengano condivisi con ordini professionali, associazioni di categoria e imprenditori.

La parola che torna più volte è ascolto.

«Questo territorio ha bisogno di una politica visionaria che sappia anche ascoltare e che non abbia la presunzione di poter fare tutto da sola».

Cimino ricorda di avere scelto personalmente di restare ad Agrigento, costruendo qui la propria professione, e sottolinea come nell’Ordine siano presenti numerosi professionisti, anche molto giovani, pronti a mettere competenze e idee a disposizione del territorio.

Aeroporto e infrastrutture

Il ragionamento si allarga quindi alle grandi infrastrutture.

Per Cimino, l’aeroporto di Agrigento non dovrebbe essere considerato un tema di appartenenza politica.

«Non è di sinistra, di destra o di centro. Se oggi avessimo un aeroporto ad Agrigento potremmo parlare di uno sviluppo diverso del nostro territorio, non soltanto della provincia ma della Sicilia occidentale».

Analogo il ragionamento sul Ponte sullo Stretto, che Cimino considera un’infrastruttura importante per lo sviluppo della Sicilia, anche per gli investimenti collegati sulla rete ferroviaria e autostradale.

Una scelta per il futuro: «La viabilità interna»

Alla fine arriva la domanda più secca: se potesse indicare una sola scelta urbanistica da compiere oggi per cambiare il futuro di Agrigento, quale sarebbe?

Cimino non ha dubbi: «La viabilità interna».

Un sistema di collegamenti e parchi capace di ricucire i quartieri satelliti alla città.

E cita anche il Villaggio Mosè, dove alberghi e attività commerciali convivono con una situazione urbanistica che definisce una «cozzaglia di elementi», senza marciapiedi adeguati, illuminazione e un’organizzazione complessiva degli spazi.

La conclusione riassume il senso dell’intera conversazione:

«Sediamoci attorno a un tavolo e iniziamo a pensare a quali progetti realizzare per Agrigento. Il confronto è importante. Possiamo suggerire strategie capaci di valorizzare questa città e questa provincia».

Perché progettare, conclude Cimino, significa anche creare economia, lavoro e nuove opportunità per architetti, ingegneri, imprese e professionisti.

E dal piazzale della Cattedrale arriva un ultimo richiamo all’ascolto: quello verso chi, come la Curia e l’Ufficio Beni ecclesiastici, secondo Cimino ha già dimostrato attraverso progetti e percorsi culturali di possedere una visione di valorizzazione del territorio.

Il messaggio, alla fine, è semplice: Agrigento le idee le ha. Adesso deve trasformarle in progetti.

Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp

Previous Post

Il tragico incidente stradale sulla Statale 115: la vittima è un metronotte agrigentino

Next Post

Pirandello: dopo le dimissioni del Cda chi governa il Teatro?

Testata iscritta al n.289 – Registro Stampa Tribunale di Agrigento in data 18 Settembre 2009 – Direttore Domenico Vecchio – P.I. 02574010845 – Copyright © 2009 – 2025 – [email protected] Iscrizione ROC n.19023

Per la tua pubblicità su agrigentooggi.it

Copyright © 2023

No Result
View All Result
  • 🗳️ Città al voto
  • Editoriali
  • Valle dei Templi
  • Turismo
  • Scuola
  • Cinema
  • Cultura
  • Calcio

Copyright © 2025

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

No Result
View All Result
  • 🗳️ Città al voto
  • Editoriali
  • Valle dei Templi
  • Turismo
  • Scuola
  • Cinema
  • Cultura
  • Calcio

Copyright © 2025