Un cantiere che si trasforma in finestra sul passato. È accaduto ad Agrigento, lungo via Pietro Nenni – l’antica via Porta di Mare – dove, durante i lavori per la realizzazione della nuova rete idrica, è emersa una scoperta destinata a far discutere e affascinare.
Gli operai della ditta impegnata negli interventi hanno rinvenuto quelle che sembrano essere tracce riconducibili alla città medievale. In particolare, gli scavi hanno riportato alla luce un arco, una struttura che si presenta in discrete condizioni e che potrebbe offrire nuovi elementi per la lettura storica dell’area.
Il cantiere, nel tratto interessato dal ritrovamento, è stato immediatamente interdetto per consentire agli archeologi e agli esperti di effettuare i rilievi necessari e avviare le prime analisi. Una procedura che si rende indispensabile in presenza di possibili testimonianze di valore storico.
Avvisata la Soprintendenza per i Beni culturali di Agrigento, che ora seguirà da vicino le operazioni per stabilire natura, epoca e rilevanza del ritrovamento. Un intervento che potrebbe trasformarsi in un tassello importante nella ricostruzione della storia urbana della città.
E proprio questa scoperta riapre un tema mai sopito: quello della toponomastica cittadina. Negli ultimi anni, ad Agrigento, la denominazione delle vie è stata spesso oggetto di scelte discutibili, che hanno finito per cancellare riferimenti storici profondamente radicati nella memoria collettiva. È il caso emblematico proprio di via Porta di Mare, oggi intitolata a Pietro Nenni. Una figura di grande rilievo della storia politica italiana, ma alla quale si sarebbe potuto dedicare un altro spazio della città, senza sacrificare un nome così identitario e carico di significato.
Alla luce di ritrovamenti come quello emerso in queste ore, appare ancora più evidente quanto sia importante preservare la memoria dei luoghi anche attraverso i loro nomi. “Porta di Mare” non è soltanto una denominazione: è un frammento di storia, un’indicazione geografica e culturale che racconta l’identità di Agrigento. E oggi, mentre dal sottosuolo riaffiorano tracce del passato, quella scelta torna inevitabilmente sotto i riflettori.
Agrigento, sotto la città 2600 anni di storia: perché il ritrovamento in via Pietro Nenni non sorprende
A dare ulteriore peso al ritrovamento è il contributo del giornalista e autore Rai Giovanni Taglialavoro, che offre una lettura storica ampia e puntuale dell’area interessata.
«Non deve sorprendere il rinvenimento di resti archeologici nella collina di Girgenti – spiega –. Tutta l’area delimitata da via Empedocle, via Gioieni, via Duomo, via San Giacomo e via Pietro Nenni è stata luogo di urbanizzazione per duemila e seicento anni».
Un’area che affonda le sue radici nell’antichità: «All’inizio probabilmente come Acropoli di Akragas e poi come sede della nuova città dopo l’arrivo degli arabi verso la metà del IX secolo. È qui, attorno al castello e poi alla Cattedrale di San Gerlando, che si imposta la città medievale sovrapposta a quella classica».
Un intreccio di epoche che rende ogni scavo potenzialmente rivelatore: «Ogni intervento nella Terravecchia può far emergere resti classici o medievali».
Taglialavoro richiama poi una pagina oscura della storia recente: «Prima della frana del 1966, durante il saccheggio edilizio che ha sfigurato per sempre il borgo medievale, l’apertura dei cantieri coincideva quasi sempre con il ritrovamento di resti antichi che venivano nascosti o distrutti per salvaguardare il proseguimento dell’opera. Una barbarie che difendeva un’altra barbarie».
Oggi, però, qualcosa sembra essere cambiato: «Immagino ci sia una nuova sensibilità. Il cantiere per il rifacimento della rete idrica potrà riservare molte sorprese, soprattutto nella zona attorno a Santa Maria dei Greci, tra via Atenea e piazza Ravanusella».
Infine, un’ipotesi sul ritrovamento emerso in via Pietro Nenni: «Le archeologhe della Soprintendenza stanno valutando la natura dei resti: probabilmente si tratta di qualcosa, forse una cripta, legata al convento del Carmine che per secoli ha dominato quella zona di Girgenti».
Un complesso, ricorda, poi scomparso: «Il convento fu abbattuto per i danni subiti durante lo scavo delle gallerie ferroviarie funzionali alla nuova stazione di Agrigento. Nell’area furono costruiti i palazzi dei mutilati. Vedremo i risultati della ricognizione».
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