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Home » Chiesa » Agrigento Pride, la Chiesa ha già aperto uno spazio di ascolto

Agrigento Pride, la Chiesa ha già aperto uno spazio di ascolto

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
29 Agosto 2026
in Chiesa, evidenza
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Agrigento, il Pride arriva in piazza ma la Chiesa è già avanti: da un anno ascolto e accoglienza per le persone omoaffettive

Mentre la città ospita il suo primo Pride, emerge un’esperienza ancora poco conosciuta: l’Arcidiocesi di Agrigento ha attivato il SAPO, un servizio dedicato all’accompagnamento delle persone omoaffettive e dei loro genitori. Un percorso costruito lontano dai riflettori, in una provincia che ha fatto dell’accoglienza uno dei suoi valori più riconoscibili.

AGRIGENTO – Mentre Agrigento vive il suo primo Pride, in pochi sanno che su alcuni temi dell’inclusione la comunità locale ha già compiuto passi importanti. E non sorprende che, in una provincia che negli anni si è contraddistinta per i valori dell’accoglienza e per l’attenzione verso chi rischia di rimanere ai margini, anche la Chiesa agrigentina abbia scelto di muoversi in questa direzione.

Lo ha fatto senza troppi proclami e lontano dai riflettori. Da circa un anno l’Arcidiocesi ha infatti attivato il SAPO, Servizio diocesano per l’accompagnamento delle persone omoaffettive e dei genitori: una realtà pastorale nata per offrire ascolto, relazione e accompagnamento alle persone omosessuali e alle loro famiglie all’interno della comunità ecclesiale.

Una presenza discreta, che assume un significato particolare proprio oggi, mentre Agrigento porta per la prima volta nelle sue strade colori, bandiere e rivendicazioni del Pride.

Il SAPO rappresenta uno spazio nel quale la persona viene prima delle etichette, con l’obiettivo di costruire percorsi di ascolto e inclusione e di contrastare quelle forme di discriminazione che possono generare isolamento ed emarginazione. Tra le attività del servizio trovano spazio anche iniziative e momenti di preghiera e riflessione per il superamento dell’omotransfobia.

Non significa, naturalmente, sovrapporre il percorso della Chiesa alle rivendicazioni politiche e civili del movimento LGBTQIA+. Sono linguaggi, sensibilità e ambiti differenti. Ed è proprio questa distinzione a rendere interessante ciò che sta accadendo ad Agrigento.

Da una parte c’è il Pride, che porta nello spazio pubblico la richiesta di uguaglianza, libertà, rispetto e riconoscimento dei diritti. Dall’altra c’è una comunità ecclesiale che, attraverso un proprio servizio pastorale, affronta la realtà delle persone omoaffettive dal punto di vista dell’ascolto, dell’accoglienza e dell’accompagnamento.

Percorsi diversi che finiscono per incontrarsi almeno su un principio: nessuna persona dovrebbe essere emarginata, discriminata o costretta a nascondersi per ciò che è.

E non è casuale che questo avvenga proprio ad Agrigento.

Questa è una provincia che negli anni ha costruito una parte importante della propria identità contemporanea attorno al tema dell’accoglienza. Una terra che conosce le difficoltà e le contraddizioni dell’incontro con l’altro, ma che ha anche sviluppato esperienze e sensibilità capaci, in alcuni casi, di precedere il dibattito pubblico.

Il dato interessante, dunque, non è stabilire se Agrigento sia improvvisamente diventata una città più o meno progressista. Sarebbe una lettura troppo semplice. La notizia è un’altra: all’interno della società agrigentina esistono già esperienze concrete di inclusione che probabilmente molti cittadini non conoscono.

Il primo Pride della città offre oggi l’occasione anche per raccontarle.

Mentre il corteo, patrocinato dal Comune di Agrigento e dall’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, parte da piazza Municipio per attraversare via Atenea e il viale della Vittoria fino a Villa Bonfiglio, c’è dunque anche un’altra esperienza che procede sul delicato terreno dell’inclusione senza cortei e senza bandiere.

È quella dell’ascolto.

Ed è significativo che una parte di questo lavoro venga proprio dalla Chiesa di Agrigento, che ha scelto di affrontare una questione complessa non attraverso slogan o contrapposizioni, ma aprendo uno spazio nel quale incontrare le persone e le loro famiglie.

Nel giorno in cui Agrigento celebra il suo primo Pride, forse è questa la notizia meno appariscente.

Ma non necessariamente la meno importante.

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