Agrigento, il sospetto del “patto tra finti avversari”: Dispenza accende lo scontro, Di Rosa rilancia
Non è una semplice provocazione. È un messaggio che scuote, che insinua dubbi e apre uno squarcio nel già fragile equilibrio politico cittadino.
A lanciare il sasso è Onofrio Dispenza, che con un post dai toni durissimi descrive uno scenario inquietante: un partito che, incapace di costruire una propria lista, si rivolgerebbe addirittura a esponenti del fronte opposto pur di evitare una débâcle elettorale.
«Metti una città… metti che in questa città si vada a votare…», scrive Dispenza, costruendo un racconto che sa di denuncia più che di fantasia. E affonda: il riferimento è a «un potente dell’altro fronte», indicato come «il primo tra i responsabili della débâcle etica, civile, sociale ed economica della città».
Poi il dubbio, quasi amaro: «Metti che questo non sia vero, solo un brutto sogno…». Ma il sospetto resta, pesante.
Di Rosa: “Non è provocazione, è la fotografia della realtà”
Sulle parole di Dispenza interviene Giuseppe Di Rosa, che trasforma l’ipotesi in un atto d’accusa politico.
«Le riflessioni di Onofrio Dispenza e l’analisi dell’avvocato Giuseppe Arnone non sono semplici opinioni. Sono la fotografia esatta di ciò che sta accadendo ad Agrigento», attacca.
E rincara: «Dispenza descrive uno scenario politicamente devastante: un partito incapace di costruire una lista che, pur di non fare una figuraccia elettorale, si rivolgerebbe a un potente del fronte opposto».
Per Di Rosa non si tratta più di trasformismo: «Non è più politica. È il fallimento totale della politica».
L’affondo di Arnone: “Pd in crisi e trame oscure”
Nel mirino finisce anche il Partito Democratico agrigentino, descritto da Giuseppe Arnone come una struttura in difficoltà.
«Un partito travolto da dimissioni, incapace di tenere insieme una struttura politica e, soprattutto, incapace di costruire una lista autonoma», sostiene.
E aggiunge: «Non si fanno riunioni, non si fanno assemblee, ma ci si muove tra trame oscure e manovre incomprensibili».
Poi la domanda che pesa: «Dove era il Partito Democratico quando si consumavano le vicende legate ad Agrigento Capitale della Cultura?».
“Sodano contro Sodano”: lo scontro che alimenta i sospetti
Il quadro politico attuale rende tutto ancora più esplosivo.
Da una parte Michele Sodano, candidato del centrosinistra sostenuto da un’alleanza ampia che comprende Pd, M5S, Italia Viva e altre forze.
Dall’altra Calogero Sodano, appoggiato da Fratelli d’Italia, Mpa e Forza Italia.
«Sodano contro Sodano. E dovremmo credere che questa sia l’alternativa?», incalza Di Rosa.
“Un unico sistema di potere”
La tesi è netta e senza sfumature:
«Non esistono due schieramenti. Esiste un unico sistema di potere che cambia simboli, cambia alleanze, ma resta sempre lo stesso».
Una lettura che alza ulteriormente il livello dello scontro e che punta a scardinare le dinamiche tradizionali della campagna elettorale.
La sfida: “Io fuori dal sistema”
Infine, la rivendicazione politica.
«C’è uno solo fuori da questo sistema. E sono io», afferma Di Rosa.
«Non ho padrini politici, non costruisco liste nei retrobottega e non chiedo candidati agli avversari».
E il messaggio finale è diretto:
«Agrigento oggi ha una sola scelta: continuare con questo sistema o spezzarlo definitivamente».
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