Sensori e microinfusori che non arrivano, scorte quasi finite e il rischio concreto di tornare alla terapia tradizionale. È l’allarme lanciato da Stefania Mangione, 42 anni, vicepresidente dell’Associazione Giovani Diabetici della provincia di Agrigento, che rappresenta circa 350 persone in tutto il territorio provinciale.
«I materiali di cui parlo – spiega Mangione – sono sensori e microinfusori, dispositivi che noi persone con diabete di tipo 1 utilizziamo per mantenere una certa stabilità glicemica e per scongiurare nel tempo complicanze gravi come il piede diabetico, l’arteriopatia, la retinopatia fino al distacco della retina, l’insufficienza renale e i problemi cardiovascolari».
Si tratta di dispositivi innovativi, introdotti in provincia da circa quattro anni, che hanno segnato il passaggio dalle “classiche penne” insuliniche a sistemi di monitoraggio continuo della glicemia attivi 24 ore su 24, spesso collegati a pompe insuliniche.
«Siamo stanchi di questi ritardi»
Il problema, secondo quanto denuncia l’associazione, riguarda i ritardi nella fornitura da parte dei distretti sanitari territoriali che fanno capo all’ASP di Agrigento. La consegna avviene sulla base di un piano terapeutico specialistico e con ordini trimestrali, semestrali o annuali. I dispositivi vengono poi recapitati a domicilio.
«Noi pazienti siamo veramente stanchi – afferma Mangione – di questi ritardi che ci vengono spiegati come problemi di provveditorato o di budget. Ma a noi che aspettiamo un servizio queste dinamiche interne non interessano. Abbiamo piani terapeutici firmati dagli specialisti che certificano il nostro bisogno. Non si può interrompere una terapia per difficoltà burocratiche».
Secondo i dati forniti dall’associazione, sarebbero circa 30 i pazienti scoperti dalla fornitura trimestrale, tra cui anche bambini e giovani tra i 20 e i 30 anni.
«Io sono stata rifornita a gennaio – racconta – ma ricevo telefonate ogni giorno da persone che ancora non hanno ricevuto nulla. Dall’Asp mi è stato riferito che si tratta di un problema di budget».
Il rischio di tornare alle penne insuliniche
Le scorte stanno terminando e, in mancanza dei dispositivi, alcuni pazienti potrebbero essere costretti a tornare alla terapia tradizionale con penne e iniezioni di insulina.
«Per noi sarebbe uno stravolgimento enorme – sottolinea Mangione – sia in termini di stabilità glicemica sia di benessere fisico e psicologico. Anche i medici sono dello stesso parere».
Nel frattempo, l’associazione sta cercando di tamponare l’emergenza con una rete di solidarietà interna: «Ci stiamo aiutando tra di noi, scambiandoci materiale compatibile, ma il ritardo si accumula e le scorte stanno per finire».
La vicepresidente conclude con un appello diretto: «Abbiamo sempre avuto problemi di consegna del materiale da parte dell’Asp. Non sappiamo quando questa situazione si risolverà. Per questo chiediamo maggiore competenza, meno burocrazia e la garanzia di un servizio che per noi non è un optional, ma una necessità vitale».
Una vicenda che riporta al centro il tema della sanità territoriale e della continuità terapeutica per i pazienti cronici in provincia di Agrigento.
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