Agrigento saluta in punta di piedi, cala il sipario su Agrigento Capitale della Cultura 2025
A fari spenti, senza clamore, Agrigento accompagna fuori scena il suo anno da Capitale italiana della Cultura. Il sipario si abbassa al Teatro Pirandello, luogo simbolo della città, con una cerimonia di chiusura essenziale, lontana dagli eccessi, pensata più per riflettere che per celebrare.
L’ultimo atto diventa, inevitabilmente, anche il momento delle domande. La cerimonia di chiusura, ospitata al Teatro Pirandello, segna formalmente la fine di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, ma lascia sullo sfondo un interrogativo che attraversa l’intera serata: cosa resta davvero di questo anno?
Nel suo intervento, il direttore della Fondazione Agrigento 2025, Giuseppe Parello, proverà a ripercorrere le tappe di un programma articolato, difendendo il lavoro svolto e un calendario di iniziative per circa dodici mesi. Un racconto, che restituisce la dimensione organizzativa dell’anno della Capitale, ma che non scioglie del tutto il nodo del suo impatto reale sulla città. A scandire i tempi della serata sarà il giornalista Davide Sardo, chiamato a tenere insieme voci e prospettive differenti.
Dai vari interventi emerge una fotografia fatta di eventi, presenze istituzionali e progettualità diffuse. L’intervento di Maria Teresa Cucinotta prova a ricondurre l’esperienza a numeri e risultati, sottolineando la portata nazionale dell’iniziativa. Ma tra le righe affiora anche una consapevolezza: la misura di una Capitale non è solo ciò che ha prodotto, ma ciò che saprà lasciare quando l’eccezionalità dell’anno sarà terminata.
Nel racconto corale che coinvolge Parco archeologico, Diocesi, Comune e Soprintendenza, prende forma un anno vissuto senza scosse apparenti, attraversato da molte iniziative ma con un coinvolgimento che, per alcuni, resta ancora da valutare in profondità. Il tema della continuità, più che quello della quantità, si impone come la vera eredità da costruire, affinché l’esperienza della Capitale non resti confinata a una parentesi.
La chiusura è affidata a un passaggio simbolico: il messaggio dell’artista Andrea D’Urso, già proiettato verso il 2026, e l’intervento del sindaco Francesco Miccichè, che invita la città a guardare avanti. Agrigento 2025 si congeda così, senza effetti speciali, lasciando dietro di sé non solo un elenco di eventi, ma una domanda aperta che la cerimonia non chiude: se e come questa Capitale riuscirà a trasformarsi da vetrina a infrastruttura culturale duratura.
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