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Agrigento appesa al tavolo regionale

16 Febbraio 2026
in Politica, top2
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Centrodestra, ultimo giro al tavolo: senza un “jolly” entro venerdì il rischio è la rottura

Agrigento resta appesa al tavolo regionale del centrodestra, che tornerà a riunirsi venerdì prossimo. Ancora qualche giorno per presentarsi con un nome autorevole, credibile, capace di tenere insieme una coalizione che, al momento, continua a muoversi su linee divergenti.

La componente Mpa, fiancheggiata da Forza Italia, insiste sulla prassi: il sindaco uscente si ricandida e rimette il mandato nelle mani degli elettori. Tradotto: Francesco Miccichè deve correre di nuovo. Una linea che però non trova condivisione in Lega, Democrazia Cristiana e Fratelli d’Italia, che considerano l’esperienza amministrativa ormai esaurita. Del resto, lo stesso Miccichè non ha mai dichiarato di non volersi candidare. Al contrario, prende tempo, osserva le mosse degli alleati e non chiude la porta a una ricandidatura.

Le alternative, intanto, si assottigliano. Piero Luparello non ha mai sciolto davvero la riserva e non è sembrato convinto di scendere in campo. Il nome che resta sul tavolo è quello di Calogero Sodano, ma anche qui emergono veti: al tavolo regionale si guarda con diffidenza a chi ha già amministrato in passato. L’orientamento prevalente, almeno a parole, resta quello di un “nome nuovo”.

Stesso discorso, seppur con sfumature diverse, per Calogero Firetto. A differenza di Sodano, Firetto potrebbe contare su accordi trasversali: una parte dell’area progressista e del Partito Democratico non lo escluderebbe, mentre civismo, DC, Italia Viva e forse anche la Lega potrebbero ragionare su una convergenza. Ma qui scatterebbero altri veti, soprattutto interni al centrodestra, dove l’identità di coalizione resta un tema sensibile.

Con l’Mpa fermo sull’uscente e Forza Italia in posizione attendista, è Fratelli d’Italia ad aver provato a giocare la carta della leadership nazionale e del peso regionale. Anche in questo caso, però, manca il nome capace di mettere tutti d’accordo.

Se entro venerdì non dovesse emergere un “jolly”, un profilo autorevole da portare al tavolo, lo scenario più concreto diventerebbe quello della spaccatura: candidature di bandiera, ciascuna espressione del proprio riferimento politico, con l’idea di giocarsi poi le alleanze al ballottaggio. Una dinamica già vista, che rischierebbe di far partire il centrodestra diviso almeno nella prima fase.

I referenti politici – Roberto Di Mauro, Riccardo Gallo, Calogero Pisano, Giusy Savarino, Luca Sbardella, Totò Cascio e Nino Germanà – sono chiamati a una sintesi che, al momento, non c’è.

Nel frattempo, sul fronte opposto, si muove Controcorrente. La candidatura alla Presidenza della Regione di Ismaele La Vardera è data per certa, ma l’intenzione è quella di misurarsi anche su Agrigento con una propria proposta. Il nome caldo resta quello di Michele Sodano.

Uno scenario che ha provocato la reazione del candidato civico Giuseppe Di Rosa, che in una nota ha attaccato: “Agrigento non è un serbatoio di voti”. Non si è fatta attendere la replica di Sodano, affidata ai social: «Sorprende che le critiche arrivino da pezzi di quel campo che dovrebbe avere come priorità la costruzione di un’alternativa credibile alla destra al governo».

È evidente che La Vardera e Di Rosa insistono sullo stesso bacino elettorale: quello degli scontenti. Un’area ampia, ma storicamente difficile da mobilitare. Spesso si traduce in astensione o in scelte di ripiego. Il quadro resta fluido. Venerdì potrebbe essere decisivo. O potrebbe certificare che, ancora una volta, Agrigento arriverà al voto senza una sintesi politica vera, con le alleanze rinviate alla notte del primo turno.

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