Accusato di stalking a dipendente Caritas, momenti concitati al processo

Momenti concitati al processo che vede un giovane, accusato di avere perseguitato una dipendente della Caritas di Agrigento, di cui si era invaghita, senza però essere ricambiato. Nel corso dell’ultima udienza, che si è tenuta a porte chiuse, è stata sentita la parte offesa, una quarantenne agrigentina. La volontaria ha risposto alle domande del difensore dell’imputato, l’avvocato Monica Malogioglio, con toni anche turbati, soprattutto quando le domande del legale hanno riguardato la sfera privata della donna.
Sul banco degli imputati siede un venticinquenne, S.R., della provincia di Caltanissetta, domiciliato ad Agrigento, attualmente ristretto ai domiciliari, ritenuto responsabile del reato di stalking. Al termine della deposizione della quarantenne che, si è costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Calogero Meli, il giudice del Tribunale di Agrigento, ha rinviato l’udienza all’8 giugno prossimo.
La vicenda giudiziaria prende avvio alcuni anni fa, quando la volontaria ha formalizzato la denuncia. Nei confronti del presunto stalker, erano stati adottati alcuni provvedimenti, tra cui il divieto di dimora ad Agrigento, con la speranza di tenerlo lontano, ed evitare che potesse continuare a pedinarla, e a renderle la vita impossibile. Un provvedimento che non era servito a nulla, tant’è che venne notato in centro città, nei pressi dell’attività lavorativa della quarantenne.
I poliziotti della sezione Volanti, all’epoca del fatto riuscirono a fermarlo, e il Tribunale sostituì il divieto di dimora con il carcere. C’è da dire che la donna ha sempre respinto le avances dell’uomo, non lasciandogli alcuna speranza di ripensamento.