Il sindaco invita scuole e dirigenti a potenziare la formazione linguistica e indica la strada per il turismo del futuro: sostenibilità, reti internazionali e nuove competenze. «Agrigento ha un patrimonio ineguagliabile, ma dobbiamo uscire dall’ombra».
AGRIGENTO – Una città più internazionale, capace di accogliere i turisti ma anche di esportare idee, imprese e prodotti siciliani nel mondo. Michele Sodano immagina un’Agrigento che parli sempre di più inglese e individua proprio nella conoscenza della lingua uno degli strumenti principali per costruire il futuro turistico ed economico del territorio.
Intervenendo davanti a dirigenti scolastici, studenti e operatori del settore, il sindaco ha insistito sulla necessità di investire nella formazione.
«Conoscere l’inglese non è secondario, è in cima a qualsiasi cosa – ha detto Sodano – perché significa essere in grado di competere nel mondo e manifestare la propria presenza».
Da qui l’invito diretto alle scuole agrigentine: potenziare al massimo l’insegnamento dell’inglese e creare nuove sinergie con l’amministrazione comunale.
«Come sindaco di Agrigento – ha annunciato – faciliterò, incoraggerò e avvierò corsi di studio in inglese. È impensabile lasciare ai nostri ragazzi una debolezza su questo fronte. Credo, invece, che sia il più grande strumento di libertà».
Il ragionamento di Sodano va oltre l’accoglienza del visitatore straniero. Parlare inglese significa, nella sua visione, poter costruire network internazionali, creare imprese, esportare il made in Sicily e intercettare nuovi mercati.
Il sindaco ha citato l’esempio di un giovane siciliano conosciuto recentemente a Manhattan, capace di trasformare prodotti che in Sicilia appartengono alla quotidianità gastronomica in un’attività imprenditoriale di successo negli Stati Uniti, collegando poi l’esperienza commerciale alla promozione turistica dell’Isola.
Ma l’inglese è soltanto una parte del progetto. Per Sodano il turismo non può più essere affrontato con le regole del passato.
«Il turismo è un laboratorio, non è un campo vecchio con le stesse regole di cento anni fa», ha spiegato, indicando nella sostenibilità ambientale uno dei mercati sui quali Agrigento dovrebbe provare a posizionarsi.
L’obiettivo dichiarato è trasformare la città in un avamposto della sostenibilità, sfruttando network e connessioni internazionali per intercettare quella fascia crescente di viaggiatori che sceglie le destinazioni anche sulla base dell’attenzione all’ambiente, all’economia circolare e alla qualità delle pratiche turistiche.
Sodano ha poi allargato il discorso alle potenzialità ancora inespresse della città.
«Il turismo credo sia semplicemente all’inizio di quello che può diventare come vettore di sviluppo per il nostro territorio».
Nel suo intervento non è mancato un riferimento alle difficoltà che, secondo il sindaco, avrebbero frenato Agrigento negli anni passati. Sodano ha parlato di «resistenze» e di un territorio rimasto troppo a lungo «nell’ombra», mettendo a confronto lo sviluppo turistico agrigentino con quello raggiunto da realtà come Taormina, Catania e Palermo.
Una fase che, nella visione del primo cittadino, deve essere lasciata alle spalle.
«Abbiamo un territorio da ricostruire. Recuperiamo grande ottimismo e grande fiducia». E il punto di partenza, secondo Sodano, è già tutto qui: il patrimonio Unesco, chilometri di spiagge, la cultura, la ristorazione, le imprese e le competenze del territorio.
Un patrimonio che il sindaco definisce «assolutamente ineguagliabile». La sfida, adesso, è riuscire a raccontarlo e venderlo al mondo. Possibilmente, anche in un buon inglese.
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