Il film di Alejandro Iñárritu si presenta come un’opera originale e sorprendente, capace di mescolare catastrofe, satira politica e commedia nera, offrendo a Tom Cruise, protagonista assoluto, un ruolo di grande intensità. Nei primi dieci minuti lo spettatore rimane volutamente spaesato: il risveglio di Digger Rockwell, anziano e potentissimo magnate del petrolio, nella sua lussuosa abitazione, tra la cura per la vecchia gatta e i problemi provocati dalle sue trivellazioni al Polo Nord, sembra appartenere a tutt’altro film. Poi un improvviso cambio di prospettiva chiarisce la direzione del racconto.
Digger ha stretto un accordo illecito con il presidente degli Stati Uniti Compson per permettere alla Rockwell United di sfruttare i giacimenti di petrolio in Alaska e Groenlandia. Ignorando deliberatamente gli allarmi sulla presenza di metano, provoca una catastrofe: un’enorme piattaforma di ghiaccio, grande quanto il Maryland, si stacca dalla Groenlandia e si dirige verso l’Europa. Il dottor Nirav Ganesh, responsabile della sicurezza ambientale, tenta inutilmente di avvertire i due uomini delle conseguenze devastanti dell’impatto. Ma Digger e Compson preferiscono insabbiare la notizia, affidandosi alla speranza che la piattaforma si perda nell’Atlantico.
Quando il ghiaccio raggiunge l’Europa e provoca giganteschi maremoti che sommergono le città del Nord, la tragedia assume definitivamente i contorni della farsa. Iñárritu esaspera personaggi e situazioni, costruendo dialoghi volutamente sopra le righe: Digger urla ordini ai suoi collaboratori e il presidente fa altrettanto con lui e con una corte di funzionari incapaci. L’unica voce razionale è quella di Ganesh, costantemente ignorata proprio da chi avrebbe il potere di intervenire.
Ed è qui che emerge anche lo sguardo particolare di Iñárritu, regista messicano che osserva il mondo americano da una prospettiva esterna, mettendone a nudo, attraverso la satira, l’arroganza e l’ottusa irresponsabilità del potere. Il potere economico e quello politico appaiono accomunati dalla stessa incapacità di guardare oltre l’interesse immediato, anche quando i segnali della catastrofe sono ormai evidenti.
Dietro la farsa, però, il film nasconde un monito tutt’altro che divertente. La catastrofe raccontata da Iñárritu diventa una metafora delle conseguenze a cui il pianeta rischia di andare incontro finché gli uomini, e soprattutto i potenti della Terra, continueranno a sfruttarne selvaggiamente le risorse ignorando deliberatamente gli avvertimenti della natura.
È proprio questa dimensione a rendere il film inquietante: una sorta di infausta profezia che, dietro il registro grottesco e spettacolare, lascia lo spettatore nell’angoscia di un futuro infelice, non soltanto per noi, ma soprattutto per chi verrà dopo di noi.
Digger di Alejandro Iñárritu, con Tom Cruise, John Goodman, Sandra Hüller, Riz Ahmed. USA, 2026
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