Danny Wise guarda ad Agrigento: «Vorrei portare qui parte della maison. Aspetto da quattro mesi di incontrare il sindaco»
Sfilate, boutique, un quartier generale, una scuola di cucito e persino un hotel extralusso. Danny Wise guarda ad Agrigento per sviluppare una parte delle attività della sua maison. Ma il progetto, sostiene lo stilista, sarebbe fermo in attesa di un’interlocuzione con l’amministrazione comunale. «Ho scritto al sindaco quattro mesi fa e il mio staff ha sollecitato due volte, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta».
Wise non parla ancora di un trasferimento totale da Caltanissetta. L’idea sarebbe quella di aggiungere ad Agrigento alcune attività e spostarne altre, sfruttando soprattutto il richiamo internazionale della città e il suo rapporto con il mare e la Valle dei Templi.
Perché Agrigento? Cosa l’ha spinta a guardare proprio alla nostra città?
«La bellezza dei luoghi, da Agrigento al mare di San Leone. Il mare lo ha fatto Dio, i Templi li hanno fatti i Greci: bisogna chiedersi cosa siamo riusciti ad aggiungere noi a questa bellezza. Io credo di sapere costruire il bello e penso che Agrigento abbia bisogno proprio di questo.
I turisti arrivano attratti dal patrimonio della città, ma troppo spesso non si trattengono. Bisogna creare altre ragioni per rimanere, vivere Agrigento e spendere sul territorio. Io credo di poter dare un contributo. La politica dovrebbe utilizzare i talenti quando possono ancora mettere le proprie capacità a disposizione di una città».
Quando parla di Agrigento, cosa immagina concretamente?
«Le possibilità sono molteplici. Innanzitutto le sfilate. Per organizzare un evento della maison servono alberghi, ristoranti, parrucchieri, truccatori, servizi e una città capace di accogliere gli ospiti.
Poi penso a una boutique, a un “Salotto Danny Wise”, alla possibilità di individuare grandi spazi per un quartier generale e, guardando ancora più avanti, anche a un hotel extralusso firmato Danny Wise. Un’altra idea riguarda una scuola di cucito collegata direttamente all’azienda, che possa formare professionalità e creare un ricambio generazionale».
Wise sostiene che gli eventi internazionali della maison siano capaci di generare un indotto molto importante: «Quando sfiliamo in città come Parigi o Lugano, per i nostri appuntamenti di haute couture, in tre giorni l’indotto può raggiungere cifre tra 2,5 e 3 milioni di euro». [Dato dichiarato dall’intervistato]
Quindi lascerebbe Caltanissetta per trasferirsi ad Agrigento?
«Non completamente. Agrigento potrebbe aggiungersi per alcune attività, mentre altre potrebbero essere trasferite. Certamente disegnare guardando il mare sarebbe un’altra cosa. Il blu è anche parte dell’universo Wise».
Il progetto è già concreto oppure siamo ancora davanti a un’idea?
«Nella mia testa il progetto è molto chiaro. La possibilità di realizzarlo, però, dipende anche dall’interlocuzione con l’amministrazione comunale. Ho scritto al sindaco circa quattro mesi fa. Il mio staff ha successivamente contattato il Comune altre due volte, l’ultima circa 24 giorni fa, ma finora non abbiamo ricevuto risposta».
Ha già individuato una possibile sede?
«Per alcune attività sì, ma non voglio ancora entrare nei dettagli. Se ci fossero i presupposti, la sede si può trovare o anche costruire».
Ha quindi già avuto contatti con il sindaco Michele Sodano?
«Non direttamente. Abbiamo cercato di ottenere un incontro ma, fino a oggi, non c’è stato. Per me è importante capire rapidamente chi ho davanti e se esistono le condizioni per lavorare insieme. Nel mio settore la velocità nelle decisioni è fondamentale».
Il progetto potrebbe portare anche nuovi posti di lavoro?
«Certamente. Sarebbe necessario anche per garantire alla maison i prossimi trent’anni e favorire il ricambio generazionale. Immagino anche un museo capace di conservare e raccontare la storia dell’azienda».
Può quantificare investimento e occupazione?
«Sì, ma preferisco non farlo ancora pubblicamente. Sono aspetti che richiedono prima un’interlocuzione concreta».
Perché dopo tanti anni a Caltanissetta pensa a un’altra città?
«Sono arrivato a Caltanissetta nel 1994, dopo l’esperienza di Milano. Avevamo il quartier generale, una boutique in via Montenapoleone e altre attività. In Sicilia avevamo bisogno soprattutto di sarte. Da lì la sartoria è cresciuta, è diventata atelier e successivamente, nel 2017, è nato il megastore.
Oggi, però, sento la necessità di guardare oltre. Caltanissetta attraversa da tempo una fase difficile e io cerco un territorio capace di accompagnare una nuova fase di sviluppo della maison».
Quanto conta la Valle dei Templi nella scelta di Agrigento?
«È un patrimonio straordinario e certamente aiuta l’immagine della città. Ma da sola non basta. Quando una persona arriva deve trovare anche altro: servizi, eleganza, accoglienza e proposte di alto livello. Il nostro target internazionale è quello dell’extralusso e bisogna costruire un’offerta coerente con quel posizionamento».
Moda, turismo e territorio possono quindi diventare un unico progetto?
«Devono. Ma bisogna avere un posizionamento preciso. Tutto ciò che non ha uno stile non ha un fine, e tutto ciò che non ha un fine ha una fine. Il progetto che immagino per Agrigento è molto più ampio di una boutique o di una singola sfilata, ma credo sia prematuro illustrarlo interamente adesso».
Quali sarebbero i tempi?
«La moda è veloce e io sono abituato a esserlo ancora di più. Se trovo le condizioni giuste, si può partire subito. Ho ricevuto proposte anche dall’estero e quindi le alternative esistono. Non posso permettermi tempi indefiniti».
Possiamo dunque dire che Danny Wise ha scelto Agrigento?
«Io Agrigento l’avrei scelta. Adesso bisogna capire se il sindaco mi riceverà e se riusciremo a trovare un’intesa. Esiste ancora una distanza troppo grande tra formazione e mondo del lavoro e, spesso, anche tra politica e grande imprenditoria. Io sono pronto a capire rapidamente se ad Agrigento ci sono le condizioni per realizzare questo progetto».
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