Ad Agrigento la coerenza prima della convenienza
Il caso Crosta diventa la prova più concreta dei principi di Controcorrente: La Vardera sceglie di non fare sconti a un proprio eletto e mette la credibilità politica davanti alla convenienza.
Ci sono momenti in cui la politica deve dimostrare se i principi sono davvero tali o soltanto parole.
Per Controcorrente, quel momento è arrivato ad Agrigento.
E la prova è arrivata proprio nel momento più difficile: quando a essere coinvolto è stato un proprio rappresentante, Giovanni Crosta, eletto nella lista di Controcorrente e diventato vicesindaco della città.
La Vardera non protegge i suoi a prescindere
Di fronte alla vicenda Crosta, Ismaele La Vardera avrebbe potuto scegliere la strada più semplice: difendere il proprio uomo, prendere tempo e lasciare che la polemica si spegnesse.
Ha fatto l’opposto.
Ha chiesto chiarimenti, documentazione e verifiche. E quando sono emersi nuovi elementi che, a suo giudizio, non rendevano più convincente la prima ricostruzione, ha cambiato posizione.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più significativi.
Cambiare idea davanti a nuovi elementi non è debolezza. È trasparenza.
La Vardera, infatti, non ha nascosto di avere inizialmente creduto alle spiegazioni del proprio vicesindaco. Ha raccontato pubblicamente di averlo persino sostenuto.
Poi ha ritenuto che fosse necessario approfondire.
Non ha difeso l’appartenenza politica a ogni costo.
Ha scelto di difendere il principio.
Quella risposta sulla sorella
C’è un episodio raccontato dallo stesso La Vardera che fotografa bene la vicenda.
Il leader di Controcorrente avrebbe chiesto a Crosta un’assunzione pubblica di responsabilità e, per ragioni di opportunità, di rimettere al sindaco le deleghe alla Polizia municipale.
La risposta riferita da La Vardera sarebbe stata:
«Mia sorella non è d’accordo se faccio questa uscita pubblica».
Una frase che, politicamente, lascia perplessi.
Perché Crosta non è un privato cittadino: è il vicesindaco di Agrigento, eletto nella lista di Controcorrente.
Le opinioni della famiglia sono naturalmente legittime. Ma una scelta politica e istituzionale dovrebbe essere assunta da chi ricopre l’incarico.
La responsabilità pubblica non può essere delegata.
La Vardera e Crosta: la stessa esperienza politica ad Agrigento
La Vardera e Crosta condividono ad Agrigento la stessa esperienza politica.
Ed è proprio per questo che la scelta del leader di Controcorrente assume ancora più valore.
La Vardera avrebbe potuto proteggere un proprio eletto.
Ha scelto invece di metterlo davanti alle proprie responsabilità.
Ha accettato lo scontro con il sindaco Michele Sodano e il rischio di essere accusato di avere aperto una crisi politica.
Avrebbe potuto scegliere la stabilità.
Ha scelto la coerenza.
Un solo metro per tutti
Il principio sostenuto da La Vardera è semplice: se la stessa situazione avesse riguardato un esponente dell’opposizione, Controcorrente avrebbe chiesto lo stesso rigore.
Ed è questo il punto politico più forte della vicenda.
Se il principio vale per gli avversari ma non per i propri, non è un principio.
Ad Agrigento La Vardera ha scelto di applicare ai propri uomini lo stesso metro che pretende dagli altri.
È facile essere rigorosi con gli avversari.
La vera prova arriva quando bisogna esserlo con i propri.
Una scelta che ha avuto un costo
La posizione assunta da La Vardera non è stata politicamente conveniente.
Ha aperto un confronto con Sodano, ha esposto Controcorrente alle critiche e ha messo in discussione un equilibrio amministrativo costruito soltanto pochi mesi fa.
Eppure La Vardera ha scelto di esporsi.
Perché, evidentemente, per lui c’era qualcosa di più importante da difendere: la credibilità di Controcorrente.
Questa è forse la parte più interessante della vicenda.
Un leader può difendere sempre i propri uomini e conservare la tranquillità del gruppo.
Oppure può chiedere ai propri uomini di rispettare per primi le regole e i principi che il movimento sostiene.
La Vardera ha scelto la seconda strada.
La vera prova di Controcorrente
Gli eventuali profili amministrativi e giudiziari della vicenda dovranno essere accertati nelle sedi competenti.
Ma sul piano politico la scelta di La Vardera è già evidente.
Ha messo la faccia.
Ha chiesto verifiche.
Ha messo in discussione un proprio rappresentante.
E alla fine ha scelto la rottura.
Non è stata la strada più conveniente.
È stata quella più coerente con i principi che Controcorrente dichiara di voler rappresentare.
La coerenza non si dimostra quando non costa nulla. Si dimostra quando costa.
E ad Agrigento La Vardera ha deciso di pagarne il prezzo.
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