Beni per un valore di oltre 1,5 milioni di euro sono stati confiscati e passano definitivamente allo Stato. Tre appartamenti sono stati restituiti agli intestatari. È quanto disposto dalla Cassazione che si è pronunciata sulla vicenda legata all’ormai ex patrimonio della famiglia Marturana di Canicattì. Si tratta di beni immobili, mobili e rapporti finanziari di proprietà o nella disponibilità dei fratelli canicattinesi Gaetano e Roberto Marturana e della loro madre Angela Luvaro. Tornano, invece, nuovamente nella disponibilità di questi ultimi tre appartamenti siti a Canicattì, uno dei quali con annesso cantina.
Passano allo Stato, dunque, un’abitazione, due magazzini a Canicattì, la quota di sei magazzini sempre a Canicattì, un altro magazzino in contrada “Grottarossa” a Caltanissetta, diversi terreni a Naro, una cassetta di sicurezza e un conto corrente, per un ammontare di circa 1,5 milioni di euro.
La vicenda risale ormai ad oltre 10 anni fa quando la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento ha emesso il provvedimento accogliendo la proposta dell’allora questore di Agrigento Mario Finocchiaro. Gli accertamenti economico patrimoniali sono stati effettuati dalla divisione di Polizia anticrimine, e dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza agrigentina. A fare luce sul giro di usura fu nel 1998 l’operazione, denominata “Tie break” che portò all’arresto di Gaetano Marturana e di altre 37 persone.
Le vittime della famiglia di usurai erano semplici cittadini, piccoli imprenditori e grandi imprese assicurative, che per pagare i debiti e gli interessi non soltanto consegnavano denaro contante e assegni, ma anche garanzie come promesse di vendite con il rilascio di procure speciali su beni immobili di loro proprietà.
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