La verità non ha convenienza: chi amministra deve dirla sempre
Sul caso Crosta, AgrigentoOggi.it ha già scritto quanto riteneva necessario. Non serve dunque tornare sui dettagli di una vicenda che dovrà essere chiarita dagli atti e dagli uffici competenti.
C’è però una questione che va oltre la regolarità dell’immobile.
Quando una vicenda riguarda direttamente un amministratore pubblico, entra in gioco una responsabilità diversa: quella nei confronti dei cittadini.
E questa responsabilità ha un nome semplice: dire la verità. Sempre.
Anche quando è scomoda. Anche quando riguarda se stessi.
Gli atti stabiliranno i fatti. Le parole stabiliscono la credibilità.
Che un immobile sia regolare o meno non lo stabilisce il proprietario, né lo stabilisce un giornalista. Lo stabiliscono gli uffici e gli organi competenti sulla base della documentazione.
Una richiesta di sanatoria non equivale necessariamente a una sanatoria concessa. Una situazione urbanistica può essere complessa e possono esistere condizioni giuridiche differenti.
Per questo è giusto attendere gli atti.
Ma c’è una domanda alla quale gli atti, da soli, non possono rispondere:
chi ha una responsabilità pubblica ha raccontato ai cittadini tutta la verità sulla vicenda che lo riguarda?
È una domanda legittima.
Perché un amministratore può sbagliare. Può non ricordare. Può essere stato coinvolto in una vicenda nata molti anni prima. Può anche avere pienamente ragione.
Ma in tutti questi casi c’è una strada semplice: la trasparenza.
Se i documenti chiariscono la sua posizione, siano i documenti a parlare.
Se c’è un equivoco, lo si spieghi.
Se c’è stato un errore, lo si riconosca.
Ammettere un errore non dovrebbe essere considerato una debolezza. A volte è esattamente il contrario: è ciò che distingue una persona credibile da chi cerca soltanto di salvare la propria immagine.
La regola deve essere uguale per tutti
C’è poi un altro principio che non può essere messo da parte: le regole devono valere per tutti con gli stessi criteri.
Non significa che ogni vicenda sia necessariamente uguale a un’altra.
Significa che, quando esiste una differenza, questa deve essere spiegata e documentata.
Perché il cittadino che vede applicare una regola con severità non può avere il dubbio che quella stessa regola diventi improvvisamente più elastica quando riguarda chi governa.
La legalità è facile da proclamare quando riguarda gli altri.
La vera prova arriva quando il problema entra in casa propria.
E qui entra in gioco anche La Vardera
C’è un elemento politico che non può essere ignorato.
La vicenda riguarda infatti un amministratore che non è una figura marginale, ma il vicesindaco e uno degli esponenti di riferimento di Controcorrente, il movimento fondato da Ismaele La Vardera.
Lo stesso La Vardera ha costruito una parte significativa della propria azione pubblica sulla trasparenza, sulla disponibilità dei documenti e sull’idea di una politica chiamata a rendere conto ai cittadini. Sul suo stesso sito definisce la conoscenza e l’accessibilità dei documenti strumenti essenziali della democrazia.
Per questo, l’attenzione che La Vardera ha dichiarato di voler riservare alla vicenda — chiedendo chiarimenti e verifiche — non dovrebbe essere letta come un dettaglio politico.
È, al contrario, la conseguenza naturale di un principio.
Se si pretende chiarezza dagli altri, la si deve pretendere anche quando la questione riguarda la propria parte politica.
E se dagli approfondimenti dovessero emergere elementi che necessitano di ulteriori spiegazioni, sarà proprio la trasparenza a dover prevalere sulla convenienza politica.
Non servono difese di appartenenza.
Servono risposte.
Un amministratore non deve essere infallibile. Deve essere leale.
Questo è il punto sul quale vale la pena insistere.
Non si chiede a un amministratore di essere infallibile.
Si chiede di essere leale con i cittadini.
Può dire: “Ho sbagliato”.
Può dire: “Non ero a conoscenza di quel particolare”.
Può dire: “Questa accusa è infondata e questi sono i documenti che lo dimostrano”.
Sono tutte risposte possibili.
Quello che non dovrebbe mai accadere è che la verità venga adattata alla convenienza del momento.
Perché chi ricopre una carica pubblica non parla soltanto a titolo personale.
Parla anche a nome dell’istituzione che rappresenta.
E per questo le sue parole hanno un peso diverso.
Non servono sentenze. Serve chiarezza.
Non chiediamo condanne preventive.
Non chiediamo ai giornali di sostituirsi agli uffici.
Non chiediamo che Crosta venga considerato responsabile di qualcosa che dovrà essere eventualmente accertato.
Chiediamo semplicemente che i fatti siano chiariti e che, nel frattempo, la verità non venga trattata come una variabile della politica.
Se l’immobile è regolare, lo dimostrino gli atti.
Se presenta irregolarità, saranno gli organi competenti a stabilire quali conseguenze ne derivino.
Ma su un principio non dovrebbe esserci alcun bisogno di attendere una verifica:
chi amministra deve dire la verità ai cittadini. Sempre.
Non soltanto quando conviene.
Non soltanto quando non costa nulla.
Non soltanto quando riguarda gli altri.
Sempre.
Perché chi governa chiede ai cittadini non soltanto un voto, ma fiducia.
E la fiducia si costruisce con la coerenza, con la trasparenza e con la responsabilità.
Alla fine, dunque, la domanda non è soltanto se la regola valga per tutti.
È una domanda ancora più semplice:
la verità vale per tutti?
Per chi amministra una città dovrebbe valere più che per chiunque altro.
Perché le regole non hanno cognome. E la verità non dovrebbe avere convenienza. Leggi anche: Caso Crosta, La Vardera: «Chiarezza o ci saranno novità»
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