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Home » Politica » Maddalusa, Piparo: «Basta zone grigie, si verifichino i vincoli casa per casa»

Maddalusa, Piparo: «Basta zone grigie, si verifichino i vincoli casa per casa»

29 Agosto 2026
in Politica
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Maddalusa, Piparo apre il fronte sui vincoli: «Verifiche casa per casa, dopo 60 anni serve chiarezza»

Non una cancellazione indiscriminata dei vincoli e neppure una sanatoria generalizzata, ma una verifica puntuale della loro natura, della loro origine e dei presupposti sui quali sono stati imposti. È la linea portata in Aula Sollano da Gerlando Piparo, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, durante il Consiglio comunale aperto del 27 agosto dedicato alla crisi idrica di Maddalusa.

Un intervento che prova a spostare il confronto dall’emergenza acqua alla questione, ben più complessa, della storia urbanistica e normativa della zona A della Valle dei Templi.

La tesi di Piparo è che non sia possibile affrontare il caso Maddalusa partendo semplicemente dall’equazione zona A-abusivismo-inedificabilità assoluta. Prima, sostiene, occorre ricostruire cosa sia accaduto in quasi settant’anni di norme, decreti e successive perimetrazioni.

«Prima di parlare di abusivismo, prima di parlare di inedificabilità assoluta e prima di negare servizi essenziali ai cittadini, dobbiamo ricostruire con precisione la storia urbanistica, normativa e vincolistica di questo territorio», ha detto Piparo. 

Dal 1957 alla zona A

Il consigliere di Fratelli d’Italia parte dal decreto ministeriale del 12 giugno 1957, con il quale venne dichiarato il notevole interesse pubblico della Valle dei Templi e dei punti panoramici sulla Valle. Un provvedimento che, sottolinea, non è mai stato revocato.

Da qui Piparo costruisce il cuore della propria argomentazione: la delimitazione originaria del 1957 e quella introdotta successivamente non coinciderebbero e alcune delle aree oggi comprese nella zona A, tra cui Maddalusa, sarebbero esterne al perimetro originariamente individuato.

Per questo pone una domanda: quale natura hanno i vincoli successivamente imposti su questi territori?

Secondo Piparo occorre distinguere tra tutela archeologica, paesaggistica, urbanistica e idrogeologica, perché non si tratta, sostiene, di categorie giuridicamente sovrapponibili. E chiede anche di conoscere quali verifiche archeologiche e quali studi abbiano accompagnato nel tempo l’estensione delle tutele. 

«Non chiediamo di cancellare i vincoli»

È però lo stesso Piparo a mettere un limite alla propria posizione, precisando di non voler mettere in discussione la tutela della Valle dei Templi.

«Nessuno vuole cancellare la storia e nessuno vuole sacrificare un millimetro quadrato del nostro patrimonio archeologico», afferma.

La richiesta è un’altra: «Non chiediamo di cancellare un vincolo, chiediamo di dimostrare quale vincolo esiste ad oggi secondo studi certi e scientifici». 

Nel suo intervento Piparo richiama anche la circolare regionale del 2010 che disponeva la riperimetrazione dei parchi archeologici, sostenendo quindi che il tema della revisione dei confini non sarebbe nato oggi con le proteste degli abitanti di Maddalusa, ma sarebbe stato posto dalla stessa Regione Siciliana. 

«Per cinquant’anni riconosciuti dallo Stato, oggi diventano invisibili?»

Poi il ragionamento torna alla realtà attuale di Maddalusa e delle altre aree interessate.

Piparo richiama la presenza di residenti, numeri civici, utenze, immobili censiti, infrastrutture e tributi pagati negli anni e pone quello che probabilmente è l’interrogativo politicamente più forte del suo intervento.

«Com’è possibile che per cinquant’anni lo Stato, la Regione, il Comune e tutti gli apparati pubblici abbiano riconosciuto l’esistenza materiale di questi territori e oggi, quando si parla dell’acqua, improvvisamente quelle stesse famiglie diventano invisibili?». 

È su questa contraddizione che Piparo costruisce la propria posizione: non sarebbe accettabile, a suo giudizio, scaricare esclusivamente sulle famiglie le conseguenze di decenni di scelte, omissioni e contraddizioni delle istituzioni.

La proposta: «Particella per particella, casa per casa»

Da qui arriva anche una proposta concreta.

Piparo chiede di mettere finalmente sullo stesso tavolo decreti, leggi regionali, piano del Parco, Piano regolatore generale, cartografie, verifiche archeologiche e studi esistenti, sovrapponendo tutta la documentazione disponibile.

L’obiettivo dovrebbe essere arrivare a stabilire «particella per particella, casa per casa» quale vincolo esista, da quale provvedimento derivi, quale natura abbia e sulla base di quali verifiche scientifiche sia stato imposto. 

Una posizione che colloca Fratelli d’Italia su una linea molto diversa rispetto a chi considera intangibile l’attuale perimetrazione e vede nella sua revisione il rischio di una sanatoria degli abusi.

Piparo, invece, rovescia il ragionamento: prima di stabilire cosa possa o non possa essere modificato, bisogna accertare fino in fondo la storia e la natura dei vincoli che insistono sulla zona A.

«Dopo quasi sessant’anni Agrigento ha diritto alla certezza della verità e dell’onestà, e Maddalusa e tutta la zona A hanno diritto alla verità», ha concluso.

E per il consigliere la crisi dell’acqua può diventare proprio l’occasione per aprire una verifica che, a suo giudizio, le istituzioni avrebbero dovuto affrontare già molti anni fa.

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