Al via gli accertamenti sul cellulare di Gerlando “Gino” Brucceri, l’operaio di 53 anni morto in circostanze sospette lo scorso 7 luglio all’interno del cantiere del viadotto Morandi. Il pubblico ministero Annalisa Failla, che coordina le indagini, ha affidato l’incarico al consulente Manolo Belmonte di estrapolare qualsiasi cosa di interesse investigativo dal cellulare della vittima, comprese chat e file eliminati e anche possibili contatti avvenuti poco prima del decesso.
Brucceri era impegnato nella manutenzione straordinaria dell’infrastruttura. L’inchiesta ha avuto una prima svolta con l’iscrizione nel registro degli indagati di 15 persone tra dirigenti Anas, responsabili della ditta che si occupa dei lavori e colleghi della vittima. Per tutti la contestazione è quella di omicidio colposo.
L’ipotesi iniziale di un improvviso malore che non avrebbe lasciato scampo all’operaio (non ancora esclusa completamente) lascia spazio ad eventuali altre ricostruzioni che sono al vaglio degli inquirenti. Qualcosa secondo la Procura di Agrigento non quadra. I dubbi sono legati principalmente ai “segni” che presentava il corpo della vittima ma anche ad alcuni elementi della scena in cui è avvenuto il rinvenimento.
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