AGRIGENTO – Passata la tempesta politica, adesso arrivano le domande. Le dimissioni anticipate di Alessandro Patti, Pino Miccichè e Gaetano Airò, precedute da quelle del vicepresidente Andrea Cirino, non chiudono soltanto una stagione della Fondazione Teatro Pirandello: aprono un problema immediato di governance.
Chi governa adesso il Teatro? Quali poteri restano in capo al componente di nomina regionale Giulio Cinque? E soprattutto, quale sarà il destino della direttrice generale Alessandra Fiaccabrino e della direttrice artistica Roberta Torre?
La stagione 2026-2027 è alle porte, la campagna abbonamenti è appena partita e il Cda dimissionario ha messo nero su bianco di avere congelato alcune procedure proprio nell’attesa di conoscere gli orientamenti della nuova amministrazione.
Adesso, però, Michele Sodano non può più rinviare la partita. Il Cda gli ha lasciato campo libero con tre mesi d’anticipo, dopo che lo stesso sindaco aveva annunciato un «rinnovamento profondo della governance», parlando di «spartizione politica» e «terreni di rendita».
Quelle parole, che hanno contribuito alla rottura definitiva, oggi diventano anche un impegno politico: tocca a Sodano indicare rapidamente chi dovrà guidare il Pirandello e dimostrare con le nomine cosa intenda davvero per merito, competenza e discontinuità.
Nomine politiche, come è sempre stato
Un punto, però, va chiarito. Il Cda è per sua natura un organo di governance le cui nomine hanno una matrice politica e fiduciaria. Le forze che sostengono l’amministrazione indicano i propri rappresentanti e al sindaco spetta tradizionalmente un peso determinante nella scelta della presidenza. Non c’è dunque nulla di scandaloso nel fatto che Sodano voglia costruire un Cda coerente con il nuovo corso politico.
La questione è un’altra: chi sceglierà e con quali criteri, soprattutto dopo avere utilizzato espressioni così pesanti nei confronti del passato.
Al momento al Pirandello restano tre figure centrali. Roberta Torre, direttrice artistica scelta dal Cda oggi dimissionario; Alessandra Fiaccabrino, direttrice generale anch’essa individuata durante la precedente governance e considerata politicamente vicina all’area di Forza Italia; e Giulio Cinque, componente del Cda designato dalla Regione Siciliana, espressione del presidente Renato Schifani.
Un quadro che rende ancora più interessante capire quanto sarà davvero profondo il rinnovamento annunciato da Sodano e quali di queste figure continueranno a far parte del nuovo assetto.
Adesso la responsabilità è di Sodano
Il sindaco aveva chiesto discontinuità. Adesso l’ha ottenuta. Il vecchio Cda avrebbe potuto rimanere fino a novembre, ma ha preferito lasciare anticipatamente dopo avere lamentato nella lettera di dimissioni anche l’assenza di un «fattivo riscontro» alle richieste di interlocuzione con la nuova amministrazione.
Da oggi, quindi, cambia anche la responsabilità politica: non si tratta più di giudicare chi c’era, ma di vedere chi arriverà.
E qui vale un principio semplice: per cambiare Agrigento servono i migliori, non soltanto i più vicini.
Cambiare non significa cancellare per partito preso ciò che appartiene alla stagione precedente. Significa saper riconoscere ciò che ha funzionato, correggere ciò che non ha funzionato e scegliere persone capaci, anche quando non appartengono al proprio cerchio.
Perché le nomine sono politiche, certamente. Ma la competenza delle persone nominate deve venire prima della loro appartenenza.
Il Cda ha lasciato il campo. Adesso tocca a Sodano.
E saranno proprio i nomi scelti a dirci cosa significhi davvero quel “rinnovamento profondo” annunciato dal sindaco.
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