I primi 100 giorni non sono il tempo per chiedere pazienza, ma quello per dimostrare che si è iniziato a governare.
I primi cento giorni: il tempo delle promesse finisce, comincia quello dei fatti
I primi 100 giorni non sono il tempo per chiedere pazienza, ma il tempo per dimostrare che si è iniziato a governare
I primi cento giorni di un’amministrazione comunale non servono a pretendere miracoli. Servono a capire se il cambiamento promesso agli elettori è davvero cominciato.
È una fase decisiva perché un sindaco, nei primi mesi, deve dare un’impronta precisa al proprio mandato: scegliere le priorità, organizzare la macchina comunale, affrontare le emergenze, sbloccare ciò che può essere sbloccato e soprattutto indicare ai cittadini una direzione.
Non basta dire che i problemi sono complessi. Non basta chiedere tempo. Non basta ricordare ciò che non è stato fatto dalle amministrazioni precedenti.
Chi vince un’elezione eredita anche i problemi della città. E dal giorno dell’insediamento comincia la responsabilità di affrontarli.
Per questo i primi cento giorni sono un primo vero test politico e amministrativo. Non si può pretendere che in tre mesi una città venga trasformata, ma si può pretendere di vedere decisioni, priorità, atti e primi risultati.
Un sindaco dovrebbe arrivare al centesimo giorno sapendo dire ai cittadini: questi sono i problemi che abbiamo trovato, queste sono le emergenze che abbiamo affrontato, queste sono le cose che abbiamo già cambiato e questi sono gli obiettivi che intendiamo raggiungere.
È questa la differenza tra amministrare e semplicemente occupare il palazzo.
E ad Agrigento il tema assume un significato particolare. Il nuovo sindaco Michele Sodano ha costruito gran parte della propria proposta politica sulla parola cambiamento. Bene. Proprio per questo sarà interessante osservare cosa accadrà nei primi cento giorni.
Acqua, rifiuti, decoro urbano, manutenzione, servizi comunali, personale, bilancio, opere pubbliche: sono problemi concreti sui quali i cittadini non si aspettano necessariamente soluzioni definitive in tre mesi, ma si aspettano di vedere un’amministrazione che parte, decide e interviene.
I cento giorni, dunque, non sono una concessione al sindaco.
Sono un’occasione per il sindaco e, soprattutto, un diritto dei cittadini a cominciare a misurare il nuovo governo della città.
Perché il consenso ottenuto alle urne non è un assegno in bianco. È un mandato.
E un mandato, prima o poi, deve essere verificato.
Ad Agrigento quel momento arriverà presto. E alla fine dei primi cento giorni la domanda sarà semplice: il cambiamento è soltanto una parola della campagna elettorale o è già diventato un metodo di governo?
La risposta non arriverà dai comunicati stampa.
Arriverà dai fatti.
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