Non basta dire: «Non abbiamo i numeri»
Ad Agrigento si sta facendo strada una giustificazione che, ripetuta abbastanza volte, rischia di diventare una verità per tutti: il sindaco non avrebbe potuto realizzare il cambiamento promesso perché non dispone della maggioranza in Consiglio comunale.
È un argomento che contiene una parte di verità, ma che rischia di diventare un comodo alibi se viene utilizzato per spiegare indistintamente ogni ritardo, ogni difficoltà e soprattutto ogni inerzia dell’amministrazione.
Perché una cosa va detta con chiarezza: non avere la maggioranza in Consiglio comunale può rendere più difficile governare, ma non significa non poter governare.
E questa distinzione dovrebbe interessare tutti: sostenitori del sindaco, opposizione, maggioranza consiliare e, soprattutto, cittadini.
Il sindaco non è soltanto quello che porta le delibere in Consiglio
Il Consiglio comunale ha competenze fondamentali e nessun sindaco può ignorarle.
Ci sono atti che devono necessariamente passare dal Consiglio: bilanci, determinati regolamenti, strumenti urbanistici, alcune scelte patrimoniali e finanziarie e tutte quelle materie che la legge riserva espressamente all’assemblea.
Su questi temi, se il sindaco non ha i numeri, ha un problema politico reale.
Deve cercare il confronto, costruire una maggioranza sui singoli provvedimenti, trovare convergenze, convincere consiglieri che non appartengono alla propria coalizione.
Se non ci riesce, una parte del suo programma può effettivamente rimanere bloccata.
Ma da qui a sostenere che senza maggioranza consiliare non si possa amministrare la città ce ne passa.
Il sindaco è l’organo responsabile dell’amministrazione comunale e sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici. La Giunta, a sua volta, dispone di proprie competenze e può assumere decisioni nelle materie che la legge non riserva al Consiglio. La gestione amministrativa, poi, è affidata alla struttura burocratica e ai dirigenti secondo le rispettive competenze.
Insomma, il Comune non è una macchina che si accende soltanto quando il Consiglio vota a favore.
Che cosa significa allora amministrare?
Significa innanzitutto far funzionare la città.
Significa occuparsi dei servizi.
Significa verificare che i contratti siano rispettati, che gli uffici funzionino, che le manutenzioni vengano programmate, che il patrimonio comunale sia gestito, che i servizi ai cittadini siano efficienti, che le procedure amministrative vadano avanti.
Significa controllare, organizzare, impartire indirizzi politici, individuare le priorità, chiedere risultati alla macchina amministrativa e verificare che gli obiettivi vengano raggiunti.
Non tutto questo passa dal Consiglio comunale.
E soprattutto non tutto questo può essere ricondotto alla domanda: «Avete i numeri?».
Perché i numeri in Consiglio possono impedire l’approvazione di un determinato atto. Non possono diventare la spiegazione universale di ogni cosa che non funziona.
Attenzione anche a un equivoco: il sindaco non è il dirigente di tutti gli uffici
Dire questo non significa attribuire al sindaco il potere di fare personalmente ogni cosa.
La legge distingue chiaramente tra indirizzo politico e gestione amministrativa.
Il sindaco e la Giunta devono governare, fissare le priorità e sovrintendere al funzionamento della macchina comunale. I dirigenti e i responsabili degli uffici devono poi adottare gli atti di gestione di loro competenza.
È proprio questa distinzione che rende ancora più difficile utilizzare genericamente il Consiglio comunale come spiegazione di qualsiasi inefficienza.
Se un servizio non funziona, bisogna capire perché.
Se un ufficio è lento, bisogna capire perché.
Se una manutenzione non viene fatta, bisogna capire perché.
Se un contratto non viene adeguatamente controllato, bisogna capire perché.
E soltanto dopo si può stabilire se la responsabilità o l’impedimento dipendano da una decisione che spettava al Consiglio oppure da qualcosa che rientrava nelle competenze dell’esecutivo o della struttura amministrativa.
E veniamo al “cambiamento”
C’è poi un’altra questione, ancora più politica.
Una parte del consenso che ha portato all’elezione del sindaco è stata interpretata come una richiesta di discontinuità.
I cittadini hanno votato un sindaco di area progressista mentre il Consiglio comunale presenta una composizione politica diversa, con una consistente presenza del centrodestra.
Questo è un dato politico importante.
Ma proprio per questo non si può raccontare ai cittadini una storia nella quale il risultato elettorale del sindaco rappresenta il cambiamento, mentre tutto ciò che non cambia viene automaticamente attribuito al Consiglio.
Perché il sindaco è stato eletto per governare.
E governare, in una democrazia, significa anche misurarsi con un Consiglio che può essere politicamente diverso.
Non avere la maggioranza non è una colpa. Non riuscire a costruire, di volta in volta, le condizioni politiche per approvare ciò che richiede il voto del Consiglio può diventare invece un problema politico.
Sono due cose diverse.
Il Consiglio non è un ostacolo da rimuovere: è una parte della democrazia
C’è anche un altro equivoco da evitare.
Se il Consiglio comunale vota contro una proposta della Giunta, non significa automaticamente che stia facendo ostruzionismo.
Se i consiglieri ritengono una deliberazione sbagliata e votano contro, stanno esercitando una loro prerogativa.
L’ostruzionismo è un’altra cosa e va dimostrato attraverso comportamenti sistematicamente dilatori o finalizzati a impedire il funzionamento dell’assemblea.
Un voto contrario, annunciato per tempo e motivato politicamente, è semplicemente un voto contrario.
E in un sistema democratico l’opposizione ha pieno diritto di votare contro.
Al sindaco spetta allora il compito, tutt’altro che semplice, di trovare le convergenze necessarie quando una decisione richiede il voto consiliare.
È questo che significa governare senza una maggioranza.
Il vero banco di prova
Per questo, ad Agrigento, sarebbe molto più serio smettere di discutere in astratto sui “numeri” e cominciare a distinguere le cose.
Prendiamo ogni problema della città e poniamoci tre domande molto semplici:
Primo: per risolverlo serve una deliberazione del Consiglio comunale?
Secondo: oppure è una materia che rientra nelle competenze del sindaco, della Giunta o della struttura amministrativa?
Terzo: se è necessario il Consiglio, l’amministrazione ha cercato di costruire una maggioranza sul singolo provvedimento?
Le risposte a queste tre domande permetterebbero ai cittadini di capire dove finiscono i vincoli oggettivi e dove iniziano invece le responsabilità politiche.
Perché se una strada non viene riparata, un servizio non viene organizzato, un ufficio non funziona o una macchina amministrativa non produce risultati, non è sufficiente dire: «Non abbiamo la maggioranza in Consiglio».
Bisogna dimostrare che per quella specifica cosa il Consiglio era davvero necessario.
Altrimenti la frase rischia di trasformarsi da spiegazione in alibi.
Il sindaco può non avere i numeri. Ma deve avere un progetto
Il punto, alla fine, è tutto qui.
Un sindaco può governare senza avere una maggioranza precostituita in Consiglio.
Dovrà probabilmente faticare di più. Dovrà dialogare. Dovrà negoziare. Dovrà convincere. Dovrà cercare maggioranze provvedimento per provvedimento.
E se il Consiglio gli boccerà sistematicamente le proposte fondamentali, sarà legittimo parlare di una difficoltà politica seria.
Ma nel frattempo la città non può essere messa in pausa.
Il sindaco deve amministrare ciò che è nelle sue competenze. La Giunta deve fare ciò che le compete. Gli assessori devono rispondere delle deleghe che hanno ricevuto. La struttura amministrativa deve funzionare secondo le proprie responsabilità.
E quando un provvedimento richiede il Consiglio, l’amministrazione deve fare politica: presentarlo, discuterlo, confrontarsi e cercare i voti necessari.
Questa è la democrazia.
Perciò, forse, la domanda che oggi dovremmo porci ad Agrigento non è soltanto:
«Perché il sindaco non ha i numeri?»
Ma soprattutto:
«Di tutto quello che non è stato fatto, quanto dipende davvero dalla mancanza dei numeri e quanto, invece, dipende dalle responsabilità di chi oggi governa la città?»
È una domanda legittima.
E soprattutto è una domanda alla quale, prima o poi, un’amministrazione che ha promesso cambiamento deve rispondere.
Perché il cambiamento non si misura soltanto dalle delibere che riescono ad arrivare in Consiglio comunale. Si misura anche da come, ogni giorno, funziona la città.
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