Rissa di sangue a San Leone, quattro cellulari sequestrati: perizia sui dati, si allarga l’inchiesta
AGRIGENTO – Quattro telefoni cellulari sequestrati, un consulente incaricato dalla Procura di estrarre i dati e 30 giorni di tempo per completare gli accertamenti tecnici. L’inchiesta sulla rissa di sangue di San Leone, culminata nella notte del 2 agosto con l’accoltellamento di due giovani agrigentini, entra in una nuova fase e potrebbe riservare ulteriori sviluppi.
Il pubblico ministero ha conferito l’incarico a un consulente tecnico per procedere all’estrazione dei dati ritenuti utili alle indagini dai quattro dispositivi acquisiti. Almeno al momento, invece, non risulterebbe sequestrato il telefono di Lamin Danso, il ventiseienne attualmente detenuto in carcere.
L’accertamento tecnico potrebbe rappresentare un passaggio importante per ricostruire cosa sia accaduto prima, durante e dopo la violenta rissa. Dai dispositivi gli investigatori cercheranno eventuali elementi utili all’inchiesta, che potranno essere messi a confronto con le testimonianze raccolte e soprattutto con le immagini degli impianti di videosorveglianza acquisiti dai carabinieri.
Sale il numero degli indagati
Nel frattempo si allarga il fronte dell’inchiesta. Il numero degli indagati sarebbe aumentato e alcune posizioni sono ancora in fase di definizione. Sarà necessario attendere gli sviluppi degli accertamenti per delineare con precisione le contestazioni e distinguere le responsabilità dei singoli protagonisti.
Tra le persone coinvolte nella vicenda ci sarebbero anche giovani appartenenti a famiglie conosciute e “bene” della città. Un particolare che restituisce la complessità di una storia che appare ben più articolata rispetto alla prima ricostruzione della notte delle coltellate.
Lamin Danso resta, intanto, detenuto in carcere. Il ventiseienne era stato arrestato dopo la rissa con le accuse di tentato omicidio, lesioni personali aggravate e rissa. Nel corso dell’interrogatorio ha sostenuto di essere stato aggredito da più persone e di avere reagito.
Telecamere, testimonianze e cellulari
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni passaggio di quella notte attraverso diversi elementi. Ci sono innanzitutto le telecamere di videosorveglianza, che avrebbero ripreso alcune fasi degli spostamenti e dello scontro. Ci sono poi le testimonianze delle persone presenti e, adesso, si aggiungono gli accertamenti sui quattro telefoni cellulari.
Resta inoltre sullo sfondo il precedente litigio che avrebbe coinvolto alcuni dei protagonisti prima del 2 agosto. Gli investigatori stanno cercando di capire se quei contrasti abbiano avuto un ruolo nella successiva escalation di violenza.
Ed è proprio l’incrocio tra filmati, dichiarazioni e dati estratti dai cellulari che potrebbe consentire di mettere in ordine i diversi tasselli.
A distanza di giorni dalla notte di sangue, infatti, c’è ancora molto da chiarire: chi abbia dato origine allo scontro, quali siano state le condotte dei singoli partecipanti, cosa sia accaduto nei minuti precedenti all’accoltellamento e quale sia stata la causa che ha fatto precipitare la situazione.
L’arresto di Lamin Danso, dunque, non ha chiuso il caso. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Agrigento continua e l’esito della perizia sui quattro cellulari potrebbe fornire nuovi elementi per ricostruire ruoli e responsabilità nella violenta notte di San Leone.
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