E’ ancora in corso di ricostruzione la notte di sangue e terrore nel “cuore” della località balneare di San Leone, dove si è consumato un episodio di una violenza talmente feroce da riaccendere l’allarme sicurezza a pochi passi dalle spiagge e dai locali della movida nel pieno della stagione estiva. A farne le spese sono stati due ragazzi di 17 e 20 anni, entrambi di Agrigento, finiti in gravissime condizioni al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio. Il primo è stato colpito da una “raffica” di fendenti in varie parti del corpo. Otto o nove coltellate, alcune delle quali inferte tra addome e stomaco. Le sue condizioni sono apparse subito gravi, al punto da richiedere un delicato intervento chirurgico: attualmente resta ricoverato in prognosi riservata sulla vita. Così come resta su un letto del presidio ospedaliero il ventenne raggiunto da un fendente alla gamba. Ha rischiato grosso.
I carabinieri della Compagnia di Agrigento, dopo un’indagine davvero “lampo”, hanno identificato, fermato e poi arrestato il presunto autore. Si tratta di un ventiseienne incensurato, nato in Gambia ma residente da tempo a San Leone, dove ben integrato lavora come giardiniere e abita in una villa di proprietà di un imprenditore agrigentino. Le accuse sono di tentato omicidio, lesioni personali aggravate e rissa. Indagati per rissa anche i due agrigentini e altri non ancora identificati. L’indagato è stato interrogato per ore in caserma ed ha fornito la propria versione su quanto accaduto dicendo di essersi difeso. Il parapiglia è scoppiato intorno alle 3 della notte nelle vicinanze di piazzale Giglia. S’è innescata una diatriba, una parola tira l’altra, fino al punto che, i protagonisti dalle parole sono passati alle vie di fatto. Il ventiseienne ha raccontato di essere stato avvicinato, accerchiato e picchiato dal gruppo di giovani con alcuni dei quali aveva avuto recentemente delle discussioni per motivi ancora da chiarire.
Ad un certo punto – a suo dire – sarebbe stato minacciato con un coltello e anche con una pistola. La reazione è stata violentissima. Una versione che non convince. I militari hanno fatto una perquisizione nell’abitazione dove vive il giovane immigrato, per cercare il coltello con cui si è scagliato contro i due ragazzi. Arma da taglio che al momento non è stata rinvenuta. Sull’intera vicenda di sangue, coordinata dalla Procura di Agrigento, c’è il massimo riserbo, naturalmente, vista la delicatezza dell’accaduto. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione quanto avvenuto anche attraverso l’analisi delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza comunali e dagli impianti privati presenti lungo il percorso seguito dai partecipanti alla baruffa. Resta ancora da chiarire il motivo che ha scatenato lo scontro.
I carabinieri non escludono alcuna pista e le testimonianze degli altri presenti potrebbero fornire le risposte giuste. L’episodio riporta inevitabilmente al centro del dibattito il tema della sicurezza nelle aree della movida sanleonina. «Gli episodi di violenza – ha detto il sindaco di Agrigento Michele Sodano –impongono a tutti una seria riflessione. Dobbiamo ripartire dalle scuole, dalle associazioni e dall’ascolto dei giovani, per rafforzare il senso di comunità e costruire insieme un futuro di progresso, sicurezza e coesione sociale».
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