Definitive le condanne nei confronti di due fratelli canicattinesi nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Cappio” per un vasto giro di usura. La Cassazione ha confermato il verdetto della Corte d’Appello di Palermo: 7 anni di reclusione sono stati inflitti ad Antonio Maira, 76 anni e 3 anni e 6 mesi a suo fratello Giuseppe, 70 anni. I giudici di secondo grado appello avevano parzialmente riformato la sentenza emessa dal Tribunale di Agrigento.
Confermata l’affermazione di responsabilità di Antonio Maira e Giuseppe Maira limitatamente ai reati di usura aggravata in concorso e per il primo imputato anche di tentata estorsione aggravata. Secondo quanto ricostruito nel corso del procedimento, i due fratelli avrebbero imposto per anni tassi usurari ad un imprenditore agricolo.
Antonio Maira, ritenuto un esponente di spicco della Stidda, era stato inoltre arrestato nuovamente due anni fa nell’ambito di un’altra indagine per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Dagli accertamenti processuali è emerso che l’imprenditore, insieme alla moglie, stava attraversando un periodo di grave difficoltà economica e personale, aggravato anche dal mancato pagamento di una parte rilevante di una fornitura.
Rimasto senza la liquidità necessaria perfino per acquistare il carburante indispensabile allo svolgimento dell’attività, avrebbe deciso di rivolgersi ai fratelli Maira per ottenere dei prestiti che, secondo l’accusa, gli sarebbero stati concessi applicando tassi usurari.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
