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Home » Eventi » Papa Leone: “Grazie Lampedusa. Fede, speranza e carità: O’scià”

Papa Leone: “Grazie Lampedusa. Fede, speranza e carità: O’scià”

4 Luglio 2026
in Eventi, evidenza
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Due i momenti centrali della breve ma intensa visita di Papa Leone XIV a Lampedusa. Il primo quando il Pontefice è arrivato alla “Porta d’Europa”, monumento-scultura dell’artista Mimmo Paladino, alto circa 5 metri e largo 3, che simboleggia l’accoglienza per gli stranieri in arrivo sull’isola. Leone si è avvicinato alla scultura assieme a tre migranti africani: una donna incinta, un bambino e una bambina. Prevost ha tenuto per mano. Il bambino, Leo, arrivato a Lampedusa da solo dieci anni fa, ha consegnato al Papa una lettera e un pallone. Poi la santa messa celebrata allo stadio Arena davanti a circa dieci mila persone. Ad accompagnare il Pontefice sulla più grande delle Pelagie il cardinale agrigentino Baldo Reina. Poco prima della celebrazione eucaristica il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino ha consegnato al Papa il Faro realizzato con il legno delle barche dei migranti. 

«Il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia». Papa Leone, rivolgendosi al primo cittadino lampedusano rimarcando l’attenzione e la vicinanza della Chiesa all’isola, emblema del dramma dei migranti. «Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia», ha detto Leone.

Tra le autorità presenti anche Claudio Baglioni in prima fila. E nel suo discorso di saluto il Papa ha citato le parole del cantautore, cittadino onorario dell’isola, della canzone «Avrai» per sottolineare che Lampedusa sente il «bisogno di accendere una luce di chi si aggrappa ancora ad ‘una radio per sentire che la guerra è finita».

«Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo – così Papa Leone nell’omelia -. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di se stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto. Dio ci ama sempre per primo. La bellezza del mare, di quest’isola e dei vostri volti è un riflesso della sua iniziativa gratuita: l’amore ci precede, ci circonda e ci raduna», ha detto il Pontefice che si è detto «grato al Signore» per questa visita «sulle orme di Papa Francesco, che l’8 luglio 2013 volle venire a Lampedusa nel suo primo viaggio da Successore di Pietro», ha aggiunto Prevost. 

«Oggi Lampedusa e Linosa – ha proseguito Papa Leone – si trovano su una strada pericolosa come quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti. Sono venuto a ringraziarvi, fratelli e sorelle di Lampedusa, per la prossimità che molti fra voi hanno scelto di esercitare. E’ avvenuto ancora il miracolo della compassione». 

«Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza. Torni la venerata immagine della Madonna di Porto Salvo a parlarvi con la forza di un tempo, quando chi ve ne ha trasmessa la devozione. E a voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: «O’scià!», conclude l’omelia.

«La sua visita – ha detto nel suo intervento l’arcivescovo Alessandro Damiano rivolgendosi al Pontefice – è stata un abbraccio di pace, che accoglie senza fare distinzioni, e una mano tesa, che incoraggia senza avere preferenze; è stata l’espressione di quella compassione di cui tutti siamo creditori e debitori al tempo stesso, perchè figli dello stesso Padre e destinatari della stessa terra; è stata la manifestazione di quella fraternità universale per la quale tutti siamo pellegrini verso la stessa patria e nessuno può considerarsi più straniero degli altri. A nome di chi è riuscito ad arrivare e sta provando a ricominciare e di chi, da lontano, segue i suoi passi con trepidazione e apprensione, grazie!», ha concluso monsignor Damiano che ha osservato come sia «una «terra promessa» strana» Lampedusa «perchè non ha potenzialità e risorse tali da garantire un futuro; e, proprio per questo, solitamente è solo una terra di passaggio».

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Tags: LampedusaPapa Leone
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