Il pubblico ministero sostituto, Gaspare Bentivegna, a margine della requisitoria, ha chiesto la condanna a venticinque anni di reclusione nei confronti di Angelo Di Falco, il quarantenne di Palma di Montechiaro accusato dell’omicidio del fratello Roberto Di Falco, di 38 anni, rimasto ucciso a conclusione di una sparatoria avvenuta nel piazzale di una rivendita di auto al Villaggio Mose’. In aula, davanti la Corte di assise di Agrigento, sono state proiettate anche le immagini delle telecamere di sorveglianza che ripresero quei drammatici momenti con lo sparo e la morte del giovane palmese.
Angelo Di Falco è accusato di una particolare fattispecie di reato, quella di omicidio “per errore” e anche di tentato omicidio ai danni di uno dei figli del titolare dell’attivitĂ commerciale. In primo grado inflitti 14 anni e 4 mesi di reclusione a Calogero Zarbo, 43 anni, e 13 anni e 3 mesi a Domenico Avanzato, 39 anni, entrambi di Palma di Montechiaro come la vittima, accusati di omicidio come reato non voluto e tentato omicidio in concorso.
Angelo Di Falco avrebbe puntato la pistola che si sarebbe poi inceppata al figlio del commerciante. La vicenda risale al 28 febbraio del 2024. Calogero Zarbo, nei mesi scorsi ha parzialmente collaborato con gli inquirenti facendo ritrovare la pistola semiautomatica ritenuta l’arma del delitto. Secondo il magistrato della Procura di Agrigento fu la conseguenza di un “omicidio per errore”.
La ricostruzione dell’episodio e’ particolarmente complessa ma Procura, Gip e Tribunale del Riesame sono d’accordo su un punto centrale: Roberto Di Falco e’ stato ucciso dopo che il commerciante di auto, che lo avrebbe truffato facendo degli acquisti con degli assegni scoperti, aveva reagito a un brutale pestaggio da parte dello stesso Di Falco, del fratello e di due amici che sarebbero partiti da Palma col proposito di pestarlo e, parrebbe, ucciderlo a colpi di pistola. Il rivenditore di auto, vittima del pestaggio, quando avrebbe visto spuntare la pistola, con una mossa fulminea l’avrebbe spostata deviando il colpe sull’addome di Roberto Di Falco.
Secondo la Procura di Agrigento ma anche per il gip Giuseppe Miceli, si sarebbe trattato di “omicidio per errore”. Il Tribunale del Riesame, pero’, ha riqualificato il reato diversamente sul piano giuridico. La spedizione punitiva finita male, in sostanza, si sarebbe conclusa con un omicidio da parte del commerciante che, pero’, non sarebbe punibile in quanto avrebbe agito per legittima difesa. La vittima designata si sarebbe salvata per l’inceppamento dell’arma.
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