CEFPAS, Carmina (M5S): «Dopo Capodieci si dimetta anche Riccardo Gallo»
Le dimissioni di Giuseppe Capodieci dalla presidenza del CEFPAS non chiudono il caso politico scaturito dall’inchiesta che sta facendo discutere la Sicilia. A chiederlo è la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Ida Carmina, che punta il dito contro quella che definisce una cultura sessista e patriarcale ancora presente nei luoghi del potere e chiede un passo indietro anche da parte del deputato regionale Riccardo Gallo.
«Le notizie emerse dall’inchiesta sul CEFPAS suscitano indignazione e rabbia perché le parole riportate dalle intercettazioni fanno emergere una cultura che continua a considerare le donne non per le loro competenze, il loro merito e la loro professionalità, ma per il loro aspetto fisico e per la loro capacità di compiacere chi detiene il potere», afferma Carmina.
Secondo l’esponente pentastellata non è possibile liquidare alcune espressioni emerse nell’inchiesta come semplici battute o frasi infelici. «Anche se fossero state pronunciate in modo scherzoso, resterebbero la manifestazione di una concezione degradante della donna, ridotta a oggetto di piacere, di valutazione estetica e persino di dominio. Una cultura che va respinta con assoluta fermezza».
La parlamentare regionale sottolinea come le parole abbiano un peso preciso nella costruzione dei rapporti sociali e istituzionali. «Dietro certe espressioni c’è una visione della società che considera le donne come corpi da giudicare e utilizzare anziché persone da rispettare. Tutto ciò è incompatibile con le istituzioni democratiche e con i valori di uguaglianza e dignità sanciti dalla Costituzione».
Carmina prende atto delle dimissioni di Capodieci, definendole «una decisione che riconosce la gravità della vicenda» e rilancia la battaglia del Movimento 5 Stelle per tenere la politica fuori dalla gestione della sanità. Ma per la deputata il caso non può considerarsi concluso.
«Per le stesse ragioni ritengo che debba dimettersi anche Riccardo Gallo, indicato come il referente politico di quel sistema di relazioni e di potere. Esiste una responsabilità politica e morale che prescinde dagli accertamenti giudiziari e che impone scelte immediate e coerenti».
L’esponente del M5S annuncia di condividere la richiesta avanzata dalla CGIL e da nove associazioni femminili che hanno sollecitato le dimissioni del parlamentare regionale. «Non si tratta di sostituirsi alla magistratura, ma di affermare un principio fondamentale: chi rappresenta le istituzioni deve essere esempio di rispetto, uguaglianza e dignità umana e le donne non possono essere ricattate per il bisogno di lavoro».
Infine l’appello rivolto al mondo politico: «Chiedo giustizia per la dignità delle donne. Chiedo che la politica prenda le distanze in modo netto e inequivocabile da ogni cultura sessista e patriarcale che riduce le donne a oggetti. Su questi temi non possono esserci silenzi, ambiguità o calcoli di convenienza politica. La dignità delle donne non è negoziabile e le istituzioni hanno il dovere di difenderla sempre».
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