La Democrazia Cristiana sembra aver già imboccato una strada precisa in vista del ballottaggio per la scelta del nuovo sindaco di Agrigento. Dopo il primo turno, il partito che aveva sostenuto la candidatura di Luigi Gentile non appare orientato verso il candidato del centrodestra Dino Alonge, ma guarda con crescente interesse a Michele Sodano.
A rendere evidente questa tendenza sono soprattutto le prese di posizione pubbliche di alcuni esponenti della Dc. Fabio Catania, uno dei due consiglieri comunali eletti nelle liste democristiane, ha invitato apertamente i cittadini a sostenere Sodano al secondo turno. In un post pubblicato sui social ha scritto: “Cari amici, per il ballottaggio proviamo a rottamare il sistema? Per dire basta sincero, senza poltrone promesse per il ballottaggio, votiamo Sodano”. Successivamente ha ribadito il concetto commentando la notizia del passo indietro di Giuseppe Di Rosa: “La città è matura, sono solo inutili tentativi. Invitiamo tutti ad andare a votare e preferire Sodano perché occasioni del genere non si presentano spesso”.
Una posizione che non sembra isolata. Anche Giuseppe Salvatore Nocera, l’altro eletto della Democrazia Cristiana con 526 preferenze, non ha nascosto in queste ore la propria vicinanza politica alla candidatura di Sodano, contribuendo a rafforzare l’impressione che una parte significativa dell’elettorato democristiano stia guardando al candidato progressista.
A dare una lettura politica ancora più netta è stato Marco Zambuto, storico riferimento della Dc agrigentina, che nonostante le note vicende che hanno coinvolto Totò Cuffaro è riuscito a mantenere vivo e radicato il partito in città. Già nella notte dello scrutinio, dal comitato elettorale di Luigi Gentile, Zambuto aveva parlato di un “grande voto di protesta” che si sarebbe indirizzato verso “uno dei candidati che ha meglio rappresentato la voglia di cambiamento della città”.
Poi l’affondo contro Roberto Di Mauro e l’Mpa, dopo il richiamo all’unità lanciato dagli autonomisti: “Il richiamo all’unità appare alquanto penoso e ipocrita, soprattutto se è seguito da un sottinteso ricatto. La responsabilità politica del disastro che si è realizzato ad Agrigento ha un nome e un cognome. Ed è Roberto Di Mauro”.
Parole che hanno certificato la distanza politica tra la Dc e una parte del centrodestra agrigentino. “Stia sereno, il 7 e l’8 giugno il risultato sarà interamente suo e nessuno gli vuole togliere questo privilegio”, ha aggiunto Zambuto, attribuendo all’assessore regionale la responsabilità del fallimento del progetto unitario del centrodestra.
Il quadro che emerge è chiaro: mentre Dino Alonge tenta di compattare il fronte moderato e conservatore, all’interno della Democrazia Cristiana cresce una corrente che vede in Michele Sodano il candidato capace di interpretare quella domanda di cambiamento emersa con forza dalle urne. Una dinamica che potrebbe incidere in modo significativo sugli equilibri del ballottaggio e che, soprattutto, racconta di una frattura politica tutt’altro che ricomposta all’interno del centrodestra agrigentino.
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