Tra dieci giorni Agrigento sceglierà il proprio sindaco: Alonge o Sodano. “In queste settimane abbiamo ascoltato gioiose promesse, legittime accuse e stati di emergenza quotidiana, ma dentro questo confronto elettorale vi è stata un’assenza clamorosa, un silenzio spaventosamente grande: la Cultura- afferma Beniamino Biondi, scrittore, poeta e saggista -. Non una visione, non un’idea profonda di cosa significhi governare una città che non sia soltanto un insieme di servizi da amministrare, ma una comunità spirituale, civile e storica da interpretare e guidare. Eppure Agrigento è città che non può essere governata senza un’idea alta del proprio ruolo culturale”.
“Per questo mi rivolgo pubblicamente ai due candidati al ballottaggio – continua Biondi – . Non per chiedere dichiarazioni di circostanza o per invocare l’ennesima stagione di spettacoli occasionali o di iniziative estemporanee prive di continuità, ma per condividere una cosa più seria e più difficile: una visione culturale della città. Senza cultura, una città perde progressivamente anima, memoria e profondità, diventando un luogo amministrato ma non compreso. Ed è proprio questo il rischio che oggi avvertiamo. Una città come Agrigento – soprattutto dopo gli esiti di Capitale della Cultura – dovrebbe fare della cultura il proprio asse strategico fondamentale e non un accessorio retorico e decorativo. Una città culturalmente viva è una città che non emigra interiormente e che non accetta di ridursi a periferia mentale”.
“E allora alcune domande diventano inevitabili. Quale idea avete della cultura? Quale rapporto immaginate tra scuola, università, biblioteche, teatri, associazioni, artisti, scrittori, giovani creativi e amministrazione pubblica? Quale spazio volete dare alla produzione culturale contemporanea? Come intendete sostenere chi in questa città crea pensiero, arte, ricerca, narrazione, musica, editoria, cinema, formazione? Che ruolo dovrà avere il patrimonio storico e archeologico nella vita quotidiana dei cittadini e non soltanto nella retorica turistica? Come pensate di trasformare la cultura in una forza permanente di rigenerazione urbana e morale?”
“Sono domande essenziali aggiunge Biondi -, eppure quasi del tutto assenti dal dibattito politico: un sintomo che rivela una concezione impoverita della politica stessa. Amministrare una città non significa soltanto gestire emergenze o distribuire risorse, ma interpretare un destino collettivo e offrire un orizzonte sociale. E nessuna città può avere futuro senza una profonda consapevolezza culturale di sé. Oggi più che mai Agrigento avrebbe bisogno di diventare un laboratorio culturale mediterraneo, una capitale del dialogo che creda nella propria intelligenza perché la cultura non appartiene a un’élite ma a chi viene messo nelle condizioni di praticarla democraticamente secondo i propri talenti e le proprie ambizioni”.
“Ed è per questo che sorprende e ferisce vedere il tema quasi cancellato dal confronto elettorale di una città che dovrebbe invece fare della cultura il proprio cuore pulsante. Mi auguro allora che in questi giorni che separano Agrigento dal voto, i due candidati vogliano rompere questo silenzio non con parole rituali ma con impegni concreti, idee coraggiose e progetti veri. Ho sempre creduto e sostenuto che la cultura sia una infrastruttura pubblica tanto quanto le strade e l’acqua, e per questo rivolgo il mio appello ai candidati, ma anche ai cittadini. Pretendiamo che la cultura torni al centro della politica cittadina con una visione alta, lunga e profonda. Pretendiamo che questa città – conclude Biondi – venga finalmente pensata non soltanto come territorio da amministrare, ma come coscienza collettiva in grado di produrre pensiero, immaginazione, memoria e una felice speranza”.
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