Agrigento, il vero terremoto è il voto disgiunto: migliaia di elettori del centrodestra hanno “scaricato” Alonge
C’è un dato politico che più di ogni altro racconta davvero cosa è successo ad Agrigento. Ed è il voto disgiunto.
Perché se il centrodestra e l’area moderata dominano nettamente il voto di lista, la corsa diretta alla fascia tricolore racconta invece una storia completamente diversa. Una storia fatta di elettori che hanno scelto il blocco politico moderato per il Consiglio comunale, ma che al momento decisivo hanno deciso di non votare Dino Alonge come sindaco.
I numeri sono impressionanti.
Le liste collegate a Dino Alonge hanno raccolto complessivamente 16.490 voti, contro i 6.392 ottenuti dalle liste che sostenevano Michele Sodano. Un divario enorme, quasi schiacciante sul piano del consenso politico organizzato.
Eppure nella corsa diretta a sindaco il risultato si ribalta quasi completamente: Michele Sodano arriva a 11.596 voti, mentre Alonge si ferma a 10.308.
Tradotto politicamente: una parte enorme dell’elettorato moderato e di centrodestra ha votato le liste della coalizione ma ha scelto un altro sindaco. O, quantomeno, non ha scelto Dino Alonge.
Un dato che dentro il centrodestra rischia di aprire riflessioni profondissime.
Perché significa che quasi un elettore moderato su due — circa il 40% del blocco che sosteneva le liste di Alonge — avrebbe di fatto bocciato la candidatura dell’“uomo dell’Mpa”, pur continuando a sostenere il sistema politico moderato sul piano delle liste.
Ed è proprio questo il paradosso che emerge dalle urne agrigentine: il centrodestra vince nettamente sul piano della struttura politica, dei partiti e del controllo del futuro Consiglio comunale, ma perde il primo round sulla figura del candidato sindaco.
Un segnale chiarissimo di voto disgiunto, trasversale e fortemente personale.
Significa che migliaia di elettori hanno scelto Fratelli d’Italia, Forza Italia, Forza Azzurri, DC o Lega per il Consiglio comunale, ma poi hanno deciso di premiare Michele Sodano nella sfida diretta per Palazzo dei Giganti.
Una dinamica rarissima nelle proporzioni e che racconta una crisi evidente della candidatura di Alonge molto più che del blocco politico che lo sosteneva.
Perché il centrodestra, numeri alla mano, resta fortissimo. Ma il candidato non è riuscito a trascinare fino in fondo il proprio elettorato.
Ed è qui che il ballottaggio diventa un gigantesco rebus politico.
La domanda delle prossime due settimane sarà inevitabilmente questa: quei migliaia di elettori moderati che hanno votato le liste ma non Alonge torneranno dentro il recinto del centrodestra al secondo turno oppure continueranno a scegliere Michele Sodano?
La risposta potrebbe decidere il futuro sindaco di Agrigento.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
