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Home » Buone Notizie (gusto e bontà) » Damiano Ferraro riscrive la cucina siciliana: “Va riscoperta senza perdere la sua anima”

Damiano Ferraro riscrive la cucina siciliana: “Va riscoperta senza perdere la sua anima”

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
18 Maggio 2026
in Buone Notizie (gusto e bontà)
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«La cucina siciliana è quella ruspante, casalinga. È una cucina che affonda le radici nel desco domestico e che oggi merita di essere riscoperta, ripresa e, in alcuni casi, ricalibrata senza perdere la propria essenza». Nelle parole dello chef Damiano Ferraro c’è tutta la filosofia che anima Capitolo Primo, il ristorante nato dentro Relais Briuccia, nel cuore della costa agrigentina. VIDEO

Una cucina che non rincorre le mode, ma che parte dalla memoria. Dalle ricette delle nonne, dalle lunghe cotture, dai sapori delle case siciliane. «Oggi la nostra cucina – racconta Ferraro – è il riassunto di tanti anni di esperienza e si propone come mezzo di rivalutazione di tutto ciò che il territorio offre. La Sicilia non ha mai avuto una tradizione aristocratica in termini gastronomici: la cucina siciliana è quella delle famiglie, delle madri e delle nonne che passavano l’intera mattinata a preparare il pranzo».

Un pensiero che diventa identità culinaria dentro un progetto che negli anni ha trasformato Montallegro in una meta gastronomica ricercata. Capitolo Primo nasce infatti dall’idea di Damiano Ferraro e di Adriana Baglio di tornare nei luoghi delle proprie radici e costruire un’esperienza che unisse ospitalità, territorio e alta cucina.

Tra mare, montagna e borghi dei Sicani, il ristorante propone una cucina territoriale contemporanea, capace di reinterpretare la tradizione senza snaturarla. «Molti piatti della cucina siciliana richiedono tempi lunghi – spiega Ferraro – e oggi, con i ritmi della vita moderna, spesso diventano difficili da riproporre in casa. Noi vogliamo essere anche questo: un luogo dove poter riscoprire ricette autentiche che altrimenti rischierebbero di scomparire».

La filosofia di Capitolo Primo si riflette nella scelta delle materie prime locali: formaggi dei piccoli produttori, arance di Ribera, fragoline del territorio, olio d’oliva dei Sicani, ingredienti che arrivano da pochi chilometri di distanza e seguono il ritmo delle stagioni.

Tra i piatti simbolo spicca l’“Arancina di seppia”, intuizione nata nel 2001 durante un concorso internazionale dedicato al riso. Ferraro trasforma la classica arancina siciliana in un incontro tra mare e terra, legando la tradizione del ragù ai profumi del Mediterraneo. Poi il “Tegame di carciofi o tenerumi”, ispirato a una minestra che da bambino non amava e che oggi diventa esperienza gourmet, e ancora il “Maialino in crosta”, omaggio ai monti Sicani e alla cultura contadina del territorio.

Dietro ogni piatto c’è il percorso internazionale dello chef agrigentino. Prima il lavoro in Svizzera, tra Zurigo e Ginevra, poi Londra nelle cucine del Dorchester e del celebre Le Gavroche dei fratelli Roux. Esperienze che hanno permesso a Ferraro di fondere la tecnica della cucina gourmet francese con l’anima popolare siciliana, creando uno stile personale che ha portato Capitolo Primo all’attenzione della Guida Michelin.

Accanto alla cucina, anche l’esperienza dell’ospitalità. Palazzo Briuccia, storica residenza ottocentesca restaurata da Adriana e Damiano, conserva il fascino aristocratico della Sicilia autentica tra affreschi, arredi d’epoca e suite affacciate su uno dei territori più suggestivi della Costa del Mito. Un luogo dove tradizione e innovazione convivono, proprio come nei piatti firmati da Damiano Ferraro.

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