Il tribunale di Agrigento ha dichiarato prescritti due reati di false comunicazioni sociali contestati a 13 dei 23 imputati al processo scaturito dalla maxi inchiesta “Waterloo” sulla presunta organizzazione a delinquere che sarebbe stata messa in piedi dall’imprenditore Marco Campione, ex presidente di “Girgenti acque”, società che per anni ha gestito il servizio idrico nell’Agrigentino, poi fallita.
La decisione riguarda lo stesso Campione e altri dodici. Il processo, però, prosegue. Resta in piedi l’accusa più pesante: l’associazione a delinquere. La procura ipotizza la presenza di un’organizzazione a delinquere di “colletti bianchi” che sarebbe stata messa in piedi dall’imprenditore agrigentino.
Nell’operazione condotta da carabinieri, Dia e Guardia di finanza, oltre a Campione, erano finiti in carcere altri 7 suoi collaboratori. Tra le numerose persone coinvolte figurano professionisti, politici, uomini delle istituzioni e delle forze dell’ordine – secondo l’accusa – a servizio di Campione e di “Girgenti Acque” in cambio di favori e posti di lavoro per familiari, parenti e amici.
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