Il richiamo del Vescovo scuote la campagna elettorale: i candidati inseguono la “buona politica”
A meno di venti giorni dal voto, la campagna elettorale ad Agrigento entra in una fase decisiva e lo fa sotto il segno di un richiamo forte, quasi severo: quello dell’arcivescovo Alessandro Damiano e di don Mario Sorce. Una riflessione che arriva come uno spartiacque in un clima politico segnato da incertezze, cambi di rotta e strategie spesso più legate agli equilibri interni che al confronto sui contenuti.
Il messaggio è chiaro: la politica deve tornare ad essere servizio. Un invito che non è rimasto inascoltato e che ha immediatamente innescato le prime reazioni tra i candidati alla carica di sindaco, chiamati ora a misurarsi non solo con programmi e alleanze, ma anche con un terreno più profondo: quello della credibilità.
Tra i primi a intervenire è stato Luigi Gentile, che ha raccolto lo spunto della Chiesa agrigentina trasformandolo in un passaggio politico preciso. “Quando la politica appare incerta e cambia troppo velocemente, è naturale che i cittadini si allontanino. Ma è proprio da qui che bisogna ripartire”, ha detto, riconoscendo nel documento dell’arcivescovo un sentimento diffuso in città. Nessuna contrapposizione, ma un invito – secondo Gentile – a riportare il confronto su “serietà, concretezza e sobrietà”.
Nel suo ragionamento tornano i riferimenti a figure come Giorgio La Pira e Alberto Marvelli, simboli di un modo di amministrare fondato su etica e visione. Non un esercizio nostalgico, ma un modello attuale, utile a ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. E proprio sulla fiducia si gioca una parte decisiva della partita: “Non serve una politica perfetta, ma una politica credibile”, sottolinea il candidato, indicando nella coerenza tra parole e azioni il vero banco di prova.
Il tema sollevato dal Vescovo, però, va oltre le singole risposte. Tocca il cuore della campagna elettorale, che fin qui ha mostrato crepe evidenti: candidature annunciate e ritirate, alleanze costruite e subito rimesse in discussione, simboli concessi e poi revocati. Un quadro che rischia di alimentare disillusione e distanza, proprio mentre cresce la richiesta di stabilità e chiarezza.
Non a caso, mentre il dibattito si accende, la città prova a riportare la politica tra la gente. Venerdì 8 maggio, nel quartiere Fontanelle, il Comitato “Fontanelle Insieme” ha organizzato un confronto pubblico tra i candidati sindaci. Un appuntamento che punta a rimettere al centro i quartieri, le periferie, il rapporto diretto con i cittadini. Un banco di prova concreto, lontano dalle dinamiche di palazzo.
In questa fase, il richiamo dell’arcivescovo assume il valore di una linea di confine: da una parte la politica delle tattiche, dall’altra quella delle responsabilità. E alla fine, come ricordato nella stessa lettera, sarà il voto a decidere. Libero, consapevole, determinante. Perché la vera sfida, oggi, non è solo vincere le elezioni. È convincere una città intera che la politica può ancora essere credibile. E, soprattutto, utile.
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