Dalla riserva di Torre Salsa al calice: la visione enologica di Calogero Caruana
Un calice in mano, le parole giuste al momento giusto e quella sensazione che il tempo, per una sera, rallenti davvero. A Casa Diodoros, tra i profumi della terra e il fascino della Valle dei Templi, lo scorso venerdì è andato in scena il secondo appuntamento di “Storie da bere”, trasformando un semplice incontro in un viaggio autentico dentro il vino e le storie di chi lo produce.
Protagonista della serata Calogero Caruana, giovane produttore che ha scelto di tornare in Sicilia per costruire un progetto agricolo ed enologico profondamente legato al territorio. Un racconto diretto, senza filtri, fatto di scelte coraggiose, di viticoltura biologica e di una visione chiara: rispettare la terra per restituirle identità nel bicchiere.
A dialogare con lui Giusy Mauro, sommelier AIS, capace di accompagnare il pubblico con competenza e leggerezza, creando un confronto vivo, mai scontato. Ne è nata una conversazione intensa, arricchita dalle degustazioni dei vini dell’azienda Caruana, che hanno raccontato – sorso dopo sorso – il carattere di un territorio fatto di vento, sole e suoli calcarei.
“Mi piace assecondare la natura – ha sottolineato Calogero, i cui vigneti si distendono in uno degli angoli più suggestivi dell’agrigentino, tra Siculiana, Montallegro e la riserva naturale di Torre Salsa – osservo stagione dopo stagione la terra e la vite, cerco di capire quando intervenire, senza forzare nulla, seguendo ritmi e segnali che non mentono mai”.
Parole che non suonano come uno slogan, ma come una scelta di vita. Perché nel racconto di Calogero Caruana c’è un rapporto quasi intimo con la campagna: un dialogo silenzioso fatto di attese, di piccoli gesti e di rispetto. La sua è un’agricoltura che non impone, ma accompagna, lasciando che siano il vento, il sole e il suolo a guidare il risultato finale.
Tra un’Inzolia macerata, presentata con essenziale autenticità come “Vino Bianco”, e un Catarratto sorprendente per equilibrio e piacevolezza, il pubblico ha potuto cogliere non solo le sfumature organolettiche, ma anche l’anima di un progetto giovane e già riconoscibile. Un’esperienza che ha messo insieme racconto, degustazione e identità, confermando il valore di un format che punta tutto sull’incontro diretto tra produttore e appassionati.
“Storie da bere” continua così a costruire ponti tra chi il vino lo fa e chi lo vive, con la semplicità delle cose fatte bene. E, a giudicare dagli sguardi e dai calici rimasti vuoti a fine serata, la strada è decisamente quella giusta.
Casa Diodoros si conferma così luogo di incontri e sapori, capace di unire racconto e territorio nel suggestivo scenario della Valle dei Templi. Un punto di riferimento sempre più vivo per chi cerca esperienze autentiche, dove il vino diventa occasione di dialogo e condivisione. A rendere possibile tutto questo è il lavoro di AIS Agrigento e Caltanissetta, che con cura e competenza continua a costruire momenti di qualità, valorizzando produttori e cultura enologica del territorio. Leggi anche: Tenute Lombardo apre “Storie da Bere”: qualità, territorio e visione DOC Valle dei Templi
Calogero Caruana e Giusy Mauro durante la degustazione Storie da bere a Casa Diodoros Agrigento
Dalla terra alla tavola: gli abbinamenti consigliati
Non solo calici da meditazione: i vini di Calogero Caruana sono figli di una terra generosa e trovano la loro massima espressione nel dialogo con la cucina locale più verace. Durante l’incontro a Casa Diodoros, è emerso chiaramente come il carattere di questi vini – figli di suoli calcarei e brezze marine – si sposi perfettamente con i sapori decisi della tradizione agrigentina.
Per i piatti di selvaggina o per la pecora, la cui struttura richiede un sorso capace di pulire il palato e reggere l’intensità aromatica, Caruana suggerisce vini che conservano una vibrante acidità e una trama tannica mai invadente. Anche con il coniglio e il capretto, simboli della cucina dell’entroterra, il consiglio è di puntare sull’equilibrio: vini che non sovrastano la carne, ma ne assecondano la sapidità tipica dei pascoli della riserva di Torre Salsa. Una scelta che conferma, ancora una volta, l’obiettivo del produttore: portare nel piatto (e nel calice) la Sicilia più vera.
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