C’è un filo invisibile che tiene insieme radici antiche e sguardi contemporanei. È quello che il Liceo Classico e Musicale “Empedocle” di Agrigento ha saputo tessere nella XII edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, trasformando la scuola in uno spazio vivo, attraversato da idee, parole e visioni.
Una serata intensa, costruita attorno al tema dell’Humanitas, che ha coinvolto studenti e docenti in un percorso fatto di letture, performance, incontri e riflessioni, restituendo il senso più profondo degli studi classici: non solo sapere, ma formazione integrale della persona.
A sottolinearlo con chiarezza è stata la dirigente scolastica Marika Helga Gatto, che ha dato voce al significato autentico dell’iniziativa:
“Celebriamo la dodicesima edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, una tradizione che unisce i licei classici italiani e anche quelli stranieri. Abbiamo costruito un percorso serio e importante che collega la tradizione greca e romana con la modernità. È bello pensare che la classicità dialoghi ancora oggi con la contemporaneità, in modo costruttivo e critico”.
Un dialogo che va oltre le discipline, per arrivare al cuore dell’educazione:
“Quello che importa è la formazione umana, la formazione integrale della persona. Il tema di oggi, Humanitas, richiama Terenzio: ‘Homo sum, humani nihil a me alienum puto’. Tutto ciò che è umano ci appartiene. Valori come lealtà, solidarietà, inclusione, dignità e rispetto sono universali e vengono tramandati dalla tradizione classica”.
Un messaggio che si è tradotto anche in una scelta didattica precisa:
“Abbiamo voluto dare centralità non solo agli studenti, ma anche ai docenti, con micro-lezioni legate ai quattro assi culturali. Tutto converge verso un’idea: l’attualità e la sostanza degli studi classici, che devono spingere al miglioramento di noi stessi e della società”.
A coordinare l’intero evento è stata la docente Caterina Parisi, che ha guidato con cura e visione l’organizzazione della serata, costruendo un percorso capace di valorizzare il protagonismo degli studenti e il contributo dei docenti, in linea con lo spirito della manifestazione nazionale.
A rendere ancora più intensa la serata, la testimonianza dell’attore agrigentino Paolo Macedonio, ex alunno dell’Empedocle, tornato tra i banchi con emozione autentica:
“È come una dissolvenza: sali le scale e non hai più 50 anni, ma 16. Rivedi i corridoi, gli amici, e capisci che da qui è nato tutto”.
Un ritorno che è diventato anche un messaggio per i ragazzi:
“Oggi non esiste più il problema di restare o andare via: puoi fare questo mestiere ovunque. Ma soprattutto bisogna inseguire ciò che si ama”. E citando John Lennon ha aggiunto: “Voglio essere felice. Non hai capito il tema, gli dice la maestra. E lui: maestra, lei non ha capito la vita”.
Parole che hanno chiuso il cerchio di una notte capace di tenere insieme memoria e futuro, studio e vita, scuola e mondo.
Perché il classico, ancora una volta, non è solo una scelta. È una direzione. La mattina si era tenuto l’incontro Dantedì all’Empedocle: la “Commedia” diventa dialogo vivo con gli studenti.
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