C’è un filo che lega passato e futuro, politica e famiglia, continuità e tentativi di rinnovamento. A Raffadali quel filo porta un cognome pesante, che torna ancora una volta al centro della scena: Cuffaro.
Dopo la scomparsa di Silvio Cuffaro, storico riferimento politico della città, la partita per la guida del Comune sembra restare dentro lo stesso perimetro. A raccoglierne l’eredità è la nipote, Ida Cuffaro, pronta a scendere in campo per le amministrative del 2026. Una candidatura che, pur senza ancora tutti i crismi dell’ufficialità, si muove già con passi concreti tra liste, simboli e alleanze in costruzione.
La sensazione è chiara: Raffadali resta una roccaforte politica ben definita, dove le dinamiche locali continuano a ruotare attorno a riferimenti storici e familiari. Non è solo una questione di continuità, ma anche di radicamento sul territorio. Il nome Cuffaro, nel bene e nel male, continua a rappresentare un punto di riferimento per una parte significativa dell’elettorato.
Ida Cuffaro, avvocato, con esperienze amministrative alle spalle, prova a inserirsi in questo solco con un profilo che punta su competenza e conoscenza della macchina comunale. Attorno a lei si starebbe già formando una squadra civica, segnale di una strategia che mira ad allargare il consenso oltre i tradizionali confini politici.
Dall’altra parte, però, il quadro resta frammentato. Il centrodestra non ha ancora espresso una sintesi, mentre nell’area progressista non si registrano movimenti capaci di costruire una vera alternativa. Una situazione che, almeno per ora, sembra favorire chi parte con una base consolidata.
La sfida di Raffadali, dunque, non è solo elettorale. È anche simbolica. Capire se questa sarà ancora la città dei Cuffaro o se emergerà una proposta capace di rompere equilibri che, da anni, appaiono difficili da scalfire.
Il voto si avvicina, ma una cosa è già evidente: a Raffadali la partita è tutt’altro che aperta, ma neanche già scritta.
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