Una città che arranca, tra emergenze irrisolte e una campagna elettorale che fatica ancora a trovare un equilibrio. È un giudizio netto, senza sconti, quello di Claudio Lombardo, esponente dell’associazione ambientalista MareAmico, che da San Leone traccia un bilancio degli ultimi cinque anni di amministrazione e guarda già alle prossime elezioni del 24 maggio.
«In maniera negativa, assolutamente negativa – dice – si è fatto poco e quel poco è stato fatto anche male». Parole che fotografano, secondo Lombardo, una città «abbandonata a se stessa», con criticità evidenti soprattutto nella gestione dell’ordinario.
L’esempio è sotto gli occhi di tutti: transenne da mesi, strade dissestate, interventi mai completati. «San Leone e Villaggio Mosè sono impraticabili, sembra Beirut», attacca, sottolineando come anche dopo eventi straordinari, come il ciclone di fine gennaio, non si sia intervenuti nemmeno per mettere in sicurezza le aree più pericolose.
Ma è sul fronte ambientale che il quadro diventa ancora più preoccupante. L’erosione costiera continua ad avanzare senza sosta, in particolare nella zona delle Dune, dove – racconta – «una semplice mareggiata ha già portato via tra i 7 e i 10 metri di duna». Un fenomeno che rischia di compromettere in modo irreversibile il litorale.
«Quella è una zona ferita, senza difese», spiega Lombardo, evidenziando l’assenza di interventi immediati nonostante la disponibilità di risorse. Sul tavolo, infatti, ci sarebbero circa 50 milioni di euro tra fondi regionali e ministeriali, destinati proprio alla lotta contro l’erosione.
La strategia, già discussa in un tavolo tecnico con Regione, Autorità di Bacino e Protezione civile, prevede uno studio delle correnti e la realizzazione di barriere soffolte. Ma nel frattempo, avverte, servono interventi urgenti: «I massi ciclopici andavano messi prima. Non possiamo restare a guardare mentre perdiamo pezzi di costa».
Dal mare alla politica, il passaggio è inevitabile. Lombardo entra nel merito della corsa a Palazzo dei Giganti e lo fa con valutazioni chiare. «Era evidente che Miccichè non sarebbe stato ricandidato», osserva, aprendo il ragionamento sul futuro.
Tra i nomi in campo, guarda con interesse a una possibile candidatura giovane come quella dell’avvocato Daniela Catalano, pur sottolineando l’assenza, al momento, di una vera convergenza politica.
Su Calogero Sodano riconosce i risultati ottenuti in passato, soprattutto nella gestione dell’ordinario, ma esprime perplessità legate all’età: «Potrebbe essere una soluzione, se non fosse anagraficamente avanti».
Diversa la lettura su Michele Sodano, definito «giovane e capace di farsi aiutare», ma con un limite politico preciso: «Se resta chiuso nel centrosinistra, ad Agrigento non vince. Deve aprirsi».
Il ragionamento è chiaro: Agrigento resta una città moderata e difficilmente premia candidature troppo identitarie. Da qui l’auspicio finale: «Serve un candidato giovane, moderato, capace di parlare a tutti».
In una campagna elettorale ancora in cerca di un baricentro, la fotografia di Lombardo è quella di una città sospesa tra criticità strutturali e incertezza politica, dove il tempo, più che alleanze e strategie, sembra chiedere risposte concrete.
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