Una fotografia che non lascia spazio a interpretazioni. Il carcere di Agrigento continua a vivere una condizione di forte pressione, stretta tra sovraffollamento, carenza di organico e una crescente mole di criticità quotidiane. I dati parlano chiaro: nel periodo compreso tra gennaio 2025 e febbraio 2026 sono stati registrati 1.584 eventi critici, una media di oltre quattro al giorno.
A delineare il quadro è il direttore della Casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo”, Anna Puci, che evidenzia come la Polizia Penitenziaria, guidata dal commissario capo Aurora Monica Mirabile, sia chiamata a fronteggiare una situazione sempre più complessa. Gli eventi classificati come “critici” riguardano violazioni delle norme penali, ma anche episodi di violenza, minacce, resistenza, oltraggi, danneggiamenti, fino ad arrivare ad atti di autolesionismo e proteste.
Il dato operativo è altrettanto significativo: oltre 200 perquisizioni ordinarie, alcune straordinarie ancora in corso, e un’intensa attività investigativa interna. Solo nel 2025, fino al 31 dicembre, sono stati sequestrati 84 telefoni cellulari e sostanze stupefacenti – tra cocaina, hashish e marijuana – per un totale di quasi mezzo chilo. Numeri che raccontano di un sistema sotto stress ma anche di un controllo costante.
Non mancano episodi di tensione: tra questi, l’aggressione a un agente da parte di un detenuto inserito nel reparto di media sicurezza, che ha rifiutato di rientrare in cella oltre l’orario previsto. Segnali che confermano un clima difficile, aggravato da un organico ridotto rispetto alle necessità reali.
Sul piano strutturale, sono circa 200 le unità in servizio, a fronte di una pianta organica che ne prevederebbe 236. Una distanza che pesa sulla gestione quotidiana e che i sindacati hanno più volte segnalato ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria, chiedendo interventi urgenti.
Il direttore Puci non nasconde le difficoltà, ma sottolinea anche alcuni segnali di miglioramento: “La situazione è migliorata, abbiamo delle unità che prima non avevamo e c’è più serenità. Anche se non sono mancati momenti critici e di forte tensione”.
Una realtà complessa, dunque, in cui il lavoro della Polizia Penitenziaria resta un presidio fondamentale, spesso silenzioso, ma decisivo per garantire sicurezza e legalità dentro e fuori le mura del carcere.
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