Un viaggio che va ben oltre la dimensione scolastica e che lascia in eredità emozioni, consapevolezza e nuovi orizzonti. Si è conclusa la mobilità internazionale che ha visto protagonisti cinque studenti e tre docenti del Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “Raffaello Politi”, rientrati dalla Turchia al termine di un’esperienza Erasmus+ intensa e profondamente formativa.
Non una semplice trasferta didattica, ma un percorso capace di mettere al centro il valore autentico dell’inclusione. La delegazione del Politi ha preso parte a un progetto che ha avuto come cuore il confronto tra la lingua dei segni italiana, turca e portoghese, trasformando ogni attività in un’occasione concreta di incontro, ascolto e condivisione.
Le giornate si sono sviluppate tra laboratori, momenti di studio e attività di gruppo, in un contesto in cui le differenze linguistiche e culturali non sono state un ostacolo, ma una ricchezza. Attraverso il linguaggio dei segni, gli studenti hanno sperimentato una forma di comunicazione universale, fatta di attenzione, espressività e partecipazione, abbattendo barriere spesso considerate insormontabili.
“Vedere i nostri ragazzi dialogare con i coetanei stranieri attraverso il linguaggio dei segni è stata la lezione più potente di questa mobilità”, ha dichiarato la professoressa Angela Rancatore, insegnante accompagnatrice e coordinatrice del progetto. “Abbiamo scoperto un mondo in cui il silenzio è densità di significato e dove ogni gesto diventa un ponte tra culture apparentemente lontane”.
L’esperienza vissuta in Turchia conferma ancora una volta il ruolo del Liceo Politi come realtà scolastica attenta ai processi di internazionalizzazione e ai temi dell’inclusione sociale. Il confronto con le scuole turche e con i partner portoghesi ha permesso agli studenti di conoscere altri sistemi educativi e di misurarsi con una cittadinanza europea vissuta sul campo, fatta di relazioni, competenze trasversali e apertura mentale.
Il rientro porta con sé il valore degli abbracci finali, delle promesse di rivedersi e di un bagaglio umano che resterà nel tempo. Per il Liceo Politi si chiude così una tappa importante, ma se ne apre subito un’altra: quella della condivisione di questa esperienza con l’intera comunità scolastica.
Perché l’inclusione, quando diventa pratica quotidiana, non resta soltanto un principio da difendere, ma si trasforma in un linguaggio comune capace di unire davvero.
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