Il Mandorlo in Fiore e l’Agrigento che vorremmo tutto l’anno
La Sagra del Mandorlo in Fiore è forse il momento dell’anno in cui Agrigento assomiglia di più alla città che potrebbe – e dovrebbe – essere sempre.
È quella settimana in cui la città cambia ritmo. La primavera comincia a farsi sentire, le giornate si allungano, il sole è ancora tiepido nel pomeriggio ma già caldo al mattino. E Agrigento sembra risvegliarsi. Le strade si riempiono, tornano le isole pedonali, arrivano i mercatini, aumentano i controlli, il traffico lascia spazio alla gente.
C’è musica, ci sono danze, bandiere e costumi da ogni parte del mondo. Gruppi folkloristici che arrivano da lontano e si incontrano proprio qui, nella città dei Templi, quasi a ribadire il vero senso del Mandorlo in Fiore: festa, pace e fratellanza tra i popoli.
A fare da sfondo c’è naturalmente la Valle dei Templi, ma non solo. A tornare protagonista è anche la città. Via Atenea torna finalmente a vivere, piena di gente, di voci, di incontri. Si incrociano volti nuovi, persone che arrivano da fuori. Ad Agrigento succede spesso così: incontri qualcuno una volta e poi, prima o poi, lo rivedi sempre.
Insomma, durante il Mandorlo in Fiore Agrigento è più bella. Più viva, più accogliente, più città.
Eppure, come accade quasi ogni anno – un po’ come succede con il Festival di Sanremo – la festa è sempre preceduta da polemiche. C’è chi critica l’organizzazione, chi avrebbe voluto farne parte e non c’è riuscito, chi commenta le scelte artistiche o i protagonisti. È il gioco della democrazia: ognuno dice la sua, purché lo faccia nel rispetto dei toni civili.
Poi però accade qualcosa di interessante.
Quando la festa inizia davvero, quando sfilano le prime fiaccole e le prime bandiere, quando i gruppi folkloristici riempiono le strade e la musica invade la città, le polemiche spariscono. Tutto viene messo da parte.
Resta solo la festa.
E si arriva così al momento più atteso: lo spettacolo finale davanti al Tempio della Concordia, uno scenario che non ha bisogno di presentazioni. Uno spettacolo che negli anni abbiamo definito in tanti modi, ma che resta soprattutto unico.
Naturalmente anche lì non mancano le discussioni: sul presentatore, sulla scaletta, sul gruppo più bello o su quello meno convincente. Del resto ad Agrigento il Mandorlo in Fiore lo conosciamo bene. Da decenni vediamo sfilare gruppi folkloristici e non mancano certo competenze e passione per il folklore.
In tutta la provincia esistono scuole di danza e gruppi folkloristici che lavorano e si preparano per mesi, a volte per un anno intero, per conquistare quella piccola ma prestigiosa vetrina tra le strade della città e davanti ai propri concittadini.
Alla fine, però, una cosa resta chiara: il Mandorlo in Fiore ci piace. A prescindere da chi lo organizza o da come viene costruito il programma.
Forse la vera domanda è un’altra.
Perché Agrigento riesce a essere così viva solo per una settimana?
È vero, per il Mandorlo in Fiore si spendono risorse importanti. Ma forse si potrebbe iniziare a pensare a qualcosa che lasci un segno più duraturo, qualcosa che possa essere utilizzato e valorizzato per tutto l’anno.
Il Mandorlo in Fiore, infatti, dovrebbe essere soprattutto questo: l’apertura della stagione turistica, l’inizio della bella stagione.
Una stagione che, in una città come Agrigento, potrebbe durare molto più di una settimana.
E forse il vero obiettivo dovrebbe essere proprio questo: fare in modo che Agrigento diventi, sempre di più, un po’ Mandorlo in Fiore tutto l’anno.
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