Ha chiesto di patteggiare la pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione, con la confisca di beni per un valore di 3 milioni di euro, l’imprenditore 42enne di Favara ritenuto la “mente” di un sistema su una presunta frode fiscale da oltre 35 milioni di euro. La decisione del gup del Tribunale di Sciacca è attesa per il 9 giugno. L’uomo è indagato dei reati di autoriciclaggio e reati tributari. L’indagine, condotta dalla Compagnia della Guardia di finanza di Sciacca, aveva portato alla scoperta di un presunto meccanismo di false sponsorizzazioni e fatture per operazioni inesistenti.
Attraverso delle carte prepagate, che avrebbe coinvolto oltre 200 imprese in tutta Italia, le società avrebbero emesso e utilizzato fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo, appunto, di circa 35 milioni di euro. Al centro dell’inchiesta anche falsi rapporti di sponsorizzazione legati a gare automobilistiche di rally. Secondo la ricostruzione, sarebbero state utilizzate circa 200 carte prepagate, da cui venivano prelevati ogni giorno circa 1.000 euro ciascuna. Dalle somme incassate sarebbero stati trattenuti l’Iva esposta nelle fatture e una commissione variabile tra il 5 e il 14 per cento.
L’indagine dei finanzieri di Sciacca ha permesso di tracciare oltre 2.000 fatture emesse da sette società “cartiere”, intestate a prestanome e prive di reale attività, che avrebbero simulato sponsorizzazioni fittizie. Nel corso dell’operazione le Fiamme gialle hanno sequestrato al favarese 305 mila euro, di cui 225 mila in contanti suddivisi in mazzette, etichettate e nascoste in un’intercapedine del sottoscala della sua abitazione.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
