San Leone, addio transenna (forse). Ma tranquilli: è tornata più bella, larga e perfettamente quadrata
C’è chi a San Leone aspetta l’estate, chi il sole, chi la prossima granita sul lungomare. E poi c’è chi, da mesi, aspettava solo lei: la transenna di viale Nettuno. Ieri – pare – è stata finalmente rimossa. Dopo mesi e mesi di permanenza stabile al centro della carreggiata, come un’installazione di arte contemporanea, simbolo silenzioso di una città che ama le opere “in corso” più delle opere concluse.
E parliamo di viale Nettuno, non di una stradina dimenticata in qualche periferia agrigentina (che pure di transenne ne potrebbero fare un museo diffuso), ma di una delle arterie principali di San Leone, il nostro presunto fiore all’occhiello turistico. Quella zona che dovrebbe brillare mentre la città si prepara alla prossima Sagra del Mandorlo in Fiore, annunciata con entusiasmo alla BIT di Milano.
Già, perché mentre a Milano raccontiamo la bellezza, qui a San Leone raccontiamo le trincee della fibra ottica, scavi a tappeto che stanno trasformando le strade in un grande gioco dell’oca urbano: avanzi di due metri, torni indietro di cinque. Ma lei, la transenna di viale Nettuno, era speciale. Non una semplice delimitazione. Un simbolo. Un monumento. Un presidio stabile. Gli agrigentini ormai hanno coniato un’espressione tutta loro: le “transenne giurgintane”. Sono ovunque. Nord, sud, centro, lungomare. Se sparisce una, ne nascono due. Più che arredi urbani, presenze esistenziali.
E infatti, quando sembrava rimossa, qualcuno ha notato un dettaglio: non è solo tornata. È tornata migliore. Più larga. Più definita. Perfettamente quadrata.
Un upgrade urbanistico. Una transenna 2.0. Viale Nettuno ora può vantare una delimitazione che non sfigura davanti a nessuno. Ordinata, geometrica, quasi elegante. Forse l’unica cosa davvero “in linea” della zona. A questo punto, è chiaro: il prossimo sindaco, chiunque esso sia, dovrà inserire nel programma elettorale un punto semplice e rivoluzionario: “Via le transenne dalla città.” Non un piano strategico decennale. Non una visione futuristica. Solo questo. Liberare Agrigento dalle sue recinzioni permanenti. Nel frattempo, a San Leone si vive così. Tra scavi, deviazioni e transenne che resistono più delle stagioni. Con una certezza: se dobbiamo avere un simbolo, almeno che sia fatto bene. E la nuova, diciamolo, è proprio… più bella di prima.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp


