Dispenza: “Agrigento non è un business. I miei sponsor? Gli agrigentini”
Nuccio Dispenza sarà il candidato dell’area progressista alle prossime amministrative. Dopo settimane di attesa e di posizionamenti, il portavoce del progetto politico rompe gli indugi e ribadisce la sua linea.
Lo abbiamo intervistato.
Dispenza, chi sono i suoi sponsor politici?
«Ho già risposto in un’intervista e lo ripeto per esteso: come miei sponsor riconosco solo i tanti agrigentini che mi incoraggiano e attendono il cambiamento. Con un entusiasmo che mi emoziona e mi carica di responsabilità».
C’è chi sostiene che dietro la sua candidatura ci siano equilibri di partito.
«Le logiche interne ai partiti sono dei partiti. Io come riferimento ho la voglia di radicale cambiamento che colgo in città. C’è tanta voglia di scegliere in libertà, senza condizionamenti o pregiudizi. E mi appaiono liberi quanti, fin qui di destra, hanno già scelto di cambiare, di dare il benservito a queste famiglie politiche che hanno dominato e che vorrebbero continuare a farlo».
Qual è il messaggio che l’Area Progressista vuole lanciare alla città?
«Chi ad Agrigento si muove come se la città fosse afflitta da un semplice raffreddore non ha capito niente e sarà punito dal voto degli agrigentini».
A cosa si riferisce?
«C’è chi, al capezzale di una città in coma, pensa di poter continuare a concepire la politica come un “business” attorno al quale determinare la propria quota azionaria. E c’è pure chi, nel mondo politico di mezzo, pensa di giocare d’astuzia, parlando a destra e insieme a chi, a sinistra, l’ascolta. Solo per rivalsa personale e politica, per carriere interrotte».
Di cosa ha bisogno Agrigento oggi?
«Di una inversione ad U nei modi e nell’etica politica. Nelle priorità. Nell’uso corretto, trasparente e non clientelare del denaro pubblico. Serve un governo della città forte di un programma che prenda di petto, uno ad uno, i problemi la cui soluzione può determinare la rianimazione di una città oggi col sistema immunitario sotto ogni limite accettabile».
Qual è il metodo dell’Area Progressista?
«Fin dall’inizio della scorsa estate abbiamo rifiutato il tavolino politico. Abbiamo lavorato alla definizione di un programma vero, dettagliato ma sempre aperto a nuovi apporti. E abbiamo aperto, senza confini, a tutta la città, con una sensibilità in più verso i tanti indignati che hanno voglia di cambiare e verso quanti pensano di tornare a votare, questa volta senza obblighi, in libertà».
Lo scenario politico agrigentino si arricchisce così di un tassello ufficiale. Mentre il centrodestra è ancora alle prese con il tavolo regionale, l’area progressista prova a marcare il campo con un messaggio netto: Agrigento non è terreno di compensazioni, ma una sfida di governo.
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