Ci sono momenti in cui il dolore non si misura solo con l’assenza, ma con ciò che resta. E ciò che resta, a volte, è più forte di qualunque parola di circostanza.
In questi giorni ho ricevuto tante testimonianze di affetto, ricordi, messaggi sinceri. Non erano dovuti. Non erano scontati. Ed è forse questo che li rende preziosi. Perché raccontano meglio di qualunque elogio chi è stato mio padre: un uomo benvoluto, stimato, conosciuto, ma soprattutto ricordato con autenticità. La sofferenza, quando arriva, insegna anche una forma di pace. Sono più sereno perché so che ha smesso di soffrire. Ma la nostalgia resta, forte, concreta, quotidiana. È il prezzo dell’amore vero, di un legame vissuto fino in fondo.
In questi mesi gli sono stato accanto. E oggi, proprio per questo, sento il vuoto più di prima. Ripenso a quanto mi abbia accompagnato, ovunque, lasciandomi insegnamenti e valori senza mai imporli. Era così: capace di guidare lasciando liberi, di educare senza alzare la voce. Una libertà che è stata, col tempo, il suo regalo più grande.
Qualche giorno prima di andarsene mi ha chiesto una cosa semplice: “Se dico una cosa sbagliata, dimmelo”. Gli ho risposto che non mi aveva mai detto nulla di sbagliato e che, semmai, avevo sbagliato io quando non l’avevo ascoltato. Mi ha guardato e mi ha detto: “Questo mi rende orgoglioso”.
Sono parole che restano. E pesano il giusto.
Ringrazio tutti a nome mio e delle mie sorelle per l’affetto sincero. È stato bello riscoprire quante persone gli abbiano voluto bene. Questo mi rende doppiamente orgoglioso.
Molti giovani lo ricordano ancora per le gite, i viaggi, le esperienze condivise. Tra tutte, resta memorabile quel viaggio in Germania, quando rappresentarono l’Italia a un importante festival internazionale. Non erano solo spostamenti: erano occasioni di crescita, di apertura, di comunità.
Ringrazio chi si è preso cura di lui fino all’ultimo: medici, personale sanitario, OSS, assistenza ADI. La competenza conta, ma in certi momenti conta ancora di più l’umanità. E non è mancata. Alla fine, ciò che resta davvero è questo: una vita vissuta con coerenza, mettendo sempre al centro le persone, aiutando quando si poteva, senza clamore e senza chiedere nulla in cambio.
È un’eredità silenziosa. Ma è quella che dura di più.
— Domenico
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