«I danni superano i 100 mila euro». Giuseppe Fonti non usa giri di parole per descrivere ciò che resta del locale La Perla sul lungomare di San Leone dopo la violenta mareggiata che ha colpito il litorale agrigentino. Onde altissime e vento hanno devastato la struttura, trasformando in poche ore mesi di lavoro e investimenti in un cumulo di macerie.
Il mare, questa volta, non ha fatto sconti. Le onde del ciclone che ha colpito il litorale agrigentino hanno distrutto il locale sul lungomare La Perla, lasciando dietro di sé un bilancio pesantissimo: oltre 100 mila euro di danni. Un colpo durissimo per una delle attività simbolo di San Leone, oggi costretta a fare i conti con macerie, strutture divelte e una stagione che rischia di partire già in salita.
A parlare è il titolare, Giuseppe Fonti, che non nasconde l’amarezza ma neppure la volontà di andare avanti. «Stiamo aspettando il riconoscimento dello stato di calamità – spiega – perché quello che è successo non riguarda solo noi. È un evento eccezionale: un ciclone di questa portata non si vedeva da oltre vent’anni. È normale che fossimo tutti impreparati, non solo noi gestori, ma anche gli enti che oggi devono fare i conti con i danni».
Fonti respinge con decisione ogni dubbio sulle autorizzazioni: «Siamo in regola su tutto, non solo con la Regione Siciliana, ma anche con le normative che valgono nel resto d’Europa. Il problema vero, però, è un altro». E lo indica senza giri di parole: «Sono venuti a mancare i frangiflutti, che non sono stati adeguatamente mantenuti. È lì che nasce la vulnerabilità del litorale: senza protezioni efficaci, il mare arriva dritto sulle strutture».
Una criticità che non riguarda soltanto La Perla. «Lo stesso vale per Piazzale Giglia e per altri chioschi del litorale – sottolinea –. Tutti siamo esposti allo stesso rischio, tutti abbiamo subito danni perché la costa non è protetta a sufficienza». Un problema strutturale che il ciclone ha semplicemente fatto esplodere.
Nonostante tutto, la parola “resa” non entra nel vocabolario del titolare. «Mi rimbocco le maniche e ripartiremo per la stagione. Non abbandoniamo. Non so se riuscirò questa volta solo con le mie forze, perché qui non parliamo di un danno ordinario ma di una vera calamità. Servono risposte, servono strumenti straordinari».
La Perla, per Fonti, non è mai stata soltanto un locale. «La mia idea era – ed è – quella di un luogo sul mare dove rilassarsi e ammirare l’orizzonte: un ristorante di pesce, le colazioni con il bar aperto, uno spazio dove inizi la giornata al mattino e resti fino al dopo cena». Un progetto di vita prima ancora che imprenditoriale, oggi messo alla prova dalla forza del mare.
Il ciclone ha lasciato macerie, ma anche una domanda che resta sospesa sul litorale di Agrigento: si può continuare a investire sulla costa senza una reale protezione del fronte mare? Una risposta che, dopo questa mareggiata, non può più essere rinviata.
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