Al Teatro Pirandello il racconto intimo di un artista che ha scelto la Sicilia e la verità delle storie
C’è un modo di stare in scena che non ha bisogno di sovrastrutture, né di clamore. È quello di Fabrizio Ferracane, protagonista di una carriera costruita con rigore, coerenza e profondità, capace di attraversare cinema e teatro restando sempre fedele a un’idea precisa di recitazione: l’attore deve essere abitato.
Al Teatro Pirandello di Agrigento, Ferracane si è raccontato senza filtri, lasciando emergere il lato più umano del mestiere. Emozionato, sincero, mai compiaciuto, ha parlato del suo rapporto con l’arte, con la Sicilia e con la scelta – non scontata – di tornare a vivere nell’Isola. Castelvetrano prima, poi il desiderio di una vita più raccolta, scandita da tempi diversi: «La qualità della vita è anche fermarsi, guardare il mare, respirare», ha detto, rivendicando il valore del silenzio e dell’ascolto in un mondo che corre.
Ferracane è uno di quegli attori che non cercano il personaggio, ma lo attraversano. Lo ha spiegato parlando del lavoro quotidiano, della necessità di trovare ogni giorno una motivazione nuova, di non sentirsi mai arrivati. «Non esiste il domani garantito – ha sottolineato – esiste il lavoro di oggi». Una visione artigianale e insieme profondamente etica del mestiere, lontana dalle scorciatoie e dalle pose.
Nel suo percorso artistico non sono mancati ruoli legati a temi complessi e scomodi, spesso intrecciati alla cronaca e alla storia recente del Paese. Ma Ferracane rifiuta ogni banalizzazione: «Non è importante solo di cosa si parla, ma come si raccontano le storie». Un concetto che diventa cifra stilistica, linea di confine tra narrazione e retorica, tra cinema che lascia il segno e cinema che si consuma in fretta.
Il legame con il teatro, per Ferracane, resta centrale. «Questi sono luoghi di bellezza, di poesia, di storia italiana. È come se avessi lavorato per il signor Pirandello», ha detto dal palco agrigentino, restituendo il senso profondo di uno spazio che non è solo architettura, ma memoria viva. Un luogo che chiede rispetto, ascolto, presenza.
Proprio questa autenticità ha colpito il pubblico del Pirandello, che ha seguito l’incontro con attenzione e calore. Non a caso, nel finale della serata, il vicepresidente della Fondazione Teatro Pirandello, Andrea Cirino, ha voluto consegnargli un riconoscimento, gesto simbolico ma carico di significato, per un attore che ha saputo parlare alla città senza mai alzare la voce.
Fabrizio Ferracane continua così il suo percorso lontano dai riflettori più rumorosi, ma sempre al centro delle storie che contano. Un attore che non recita per apparire, ma per restituire verità. E forse è proprio questa la sua forza più grande: ricordarci che il cinema e il teatro, quando sono abitati davvero, possono ancora far bene al cuore.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp